Un giretto alla FNAC

Mele e appunti

Qui a Valencia la diffusione dei PC è ancora molto elevata, e finora mi sono imbattuto in pochissimi Mac. Ho visto un inconfondibile iMac G4 alla cassa di un negozio di abiti e scarpe (l’interior designer si è decisamente ispirato a un Apple Store), e da non molto sono comparsi dei piccoli “angoli Apple” nei centri commerciali più importanti. C’è un centro Apple, ma è un po’ sperduto in una zona non propriamente centrale. Peccato: ci sono stato quando ho acquistato Mac OS X Tiger (il mio primo acquisto in quel negozio) e ho trovato un ambiente piacevole, rilassante, con impiegati gentili e preparati. Visto che ero un nuovo cliente, mi hanno regalato una second skin Tucano per il mio PowerBook G4 12″, che da sola costerebbe una ventina di Euro.

L’altro giorno sono andato alla FNAC per vedere se già esponevano qualche novità Apple (il nuovo iMac G5, per esempio). Ancora nulla: nell’angoletto Apple c’erano un iMac G5 da 1.8 GHz, un Cinema Display 20″, un Mac mini, gli iBook G4 da 12″ e 14″, e un PowerBook G4 15″, e poi tastiere con o senza fili, Mighty Mouse, basi Airport Express e un po’ di software essenziale. Per uno come me che apprezza e conserva anche gli imballaggi dei prodotti Apple (non è feticismo: oltre a essere oggetti estremamente gradevoli, mi sono stati assai utili quando ho traslocato), faceva un po’ male vedere le scatole deformate e torturate da regge (quei cordoni di imballaggio di materiale plastico apparentemente indistruttibile) e antifurti, ma tant’è.

Stavo giusto facendo queste considerazioni mentre osservavo la curiosa disposizione dei simboli nelle tastiere spagnole, quando nel breve spazio di dieci minuti mi sono ritrovato ad ascoltare due luoghi comuni su Apple che credevo ormai superati grazie… beh, grazie ai fatti e a un po’ d’informazione:

1) Eh, però i Mac sono più cari. Protagonisti: due ragazzi sui 25 anni, entrambi con quell’aria misto sportiva e nerd, uno di loro con inconfondibili auricolari bianchi penzolanti da una tasca. E io che penso fra me: Hai di sicuro un iPod: di’ qualcosa, dimostra con poche e semplici informazioni l’enorme castroneria che ha detto il tuo amico… Invece nulla, solo un’aria poco convinta. Prendo la mia fidanzata, anche lei testimone dello scambio di opinioni fra i due, e la porto nella corsia dove espongono i PC e i monitor a schermo piatto. Le dico: scegli il computer che ti piacerebbe comprare. Dopo qualche istante vede un Hewlett-Packard, tower, un Pentium 4 con masterizzatore DVD, 256 MB di RAM, disco rigido capiente, eccetera eccetera. Prezzo: 1300 Euro senza monitor. Per un monitor LCD decente si spendono almeno altri 400 Euro. Poi la riporto nell’angolo Mac e guardiamo il cartellino del prezzo dell’iMac G5 (con Superdrive e 512 MB RAM): offerto a 1260 Euro. E il monitor (buono) c’è già. Fatti, non leggende urbane.

2) Guarda, hanno copiato Windows. Questa frase scellerata è stata pronunciata da un ragazzino sui 16 anni che stava gironzolando con suo padre e un amico (o forse era il fratello) più grande di lui. Argh, mai andare alla FNAC dopo mangiato e prendere questi pugni nello stomaco. Con il mio traballante spagnolo ho pregato il commesso di reparto affinché erudisse brevemente il giovanotto su come stanno davvero le cose. Il commesso ha sorriso e ha detto qualcosa tipo: “Sì, beh, in effetti è accaduto il contrario. Prima è venuta Apple, poi Microsoft”. Non ha saputo dire molto di più, ma è bastato a rendere perplesso il ragazzetto. La mia fidanzata, poco lontano, sorrideva.

Io ho smesso di “evangelizzare” da un certo tempo, stanco di dover essere quello che dimostra, che giustifica le proprie affermazioni davanti ad atteggiamenti pregiudiziali e sostanzialmente dogmatici. Quando qualcuno mi chiede perché uso Mac, rispondo semplicemente “Perché non ho mai lavorato così bene con un computer”, e no, non sono un grafico, né un musicista. Sono traduttore, scrivo libri e tratto testi. E no, il mio portatile non è caro, perché la sua efficienza mi ha già ampiamente ripagato. E no, niente crash di sistema e niente virus. E no, non ho tempo per le superstizioni, i sentito dire, le leggende urbane.

Perché non comprerò il nuovo iPod

Mele e appunti

Come ormai sanno tutti, all’evento speciale della settimana scorsa il buon Steve Jobs ha presentato alcune novità: un iMac G5 rinnovato, e un nuovo iPod, dotato anche di funzionalità video – e in molti morivano dalla voglia di vedere un “iPod video”.

Lo dico subito: mi ha interessato di più l’iMac. Purtroppo l’iPod gli ha rubato parecchia attenzione. Almeno qui, vorrei riequilibrare un po’ le cose.

Con il primo iMac G5, il cambio di rotta rispetto al design del G4 è stato netto ed evidente. Le reazioni, ricordo, furono un po’ divise: chi lo trovava “strano” e poco convincente, chi lo trovava geniale, chi imparava ad apprezzarlo in un secondo momento. Io, avendo modo di vederne le interiora, levai tanto di cappello agli ingegneri Apple: mica facile riuscire a mettere un computer con tanto di processore G5 (e relativa ventilazione) nello spazio di un monitor LCD (sì, ci sono monitor LCD più sottili, ma ci siamo capiti). Ora sono riusciti a farlo più sottile. Ora supporta una RAM più veloce. Ora ha una iSight incorporata. Ora ha l’Apple Remote, Front Row e un sacco di software in bundle. Insomma, bravi. Per alcuni non sono modifiche trascendentali. Però non sono nemmeno inezie.

L’iPod? Bello, non c’è che dire. L’aspetto migliora sempre, a ogni nuova generazione. Adesso la linea degli iPod è sobria, elegante, omogenea. Tutti lo cercheranno, tutti lo vorranno. Non io.

Riporto qui le impressioni che scrissi a caldo, il giorno dopo l’evento:

- I nuovi iPod non supportano più il FireWire. Non è che non viene fornito il cavo FireWire di serie. Il FireWire è proprio sparito. Il prezzo da pagare per le dimensioni più contenute, forse. A me sembra un passo indietro. Ci sono ancora molti utenti che usano Mac dotati di porte USB 1.1 e FireWire. Il trasferimento di musica, foto, e video via USB 1.1 fa pietà.

- Il taglio più grande dei nuovi iPod è ancora 60 GB.

- I nuovi iPod non hanno più la porta remote. sono rimasti il jack audio e la porta dock. chi avesse comprato accessori di terze parti che sfruttano quella porta, si attacca.

- Questo, secondo Jobs, doveva essere l’anno del video ad alta definizione. Il 320x240 dell’iPod nuovo non solo non è HD, ma è troppo basso per essere visto decentemente sui televisori non HD. Sembrerebbe che Apple voglia davvero che ci si guardi i filmini e i videini sullo schermino dell’iPodino. (Secondo molti, tuttavia, lo schermo dell’iPod è davvero brillante, e un video a 320x240 codificato H.264 non è niente male).

- Secondo John Gruber di Daring Fireball, pagare 1,99 dollari per ogni spettacolo TV a una risoluzione di soli 320x240, non è questo grande affare. Naturalmente, dice, anche spender soldi per le suonerie del cellulare non sembra questo gran affare, eppure la gente ne compra a centinaia…)

- I tempi per la fruizione del video su un cosino come l’iPod mi sembrano acerbi. Le possibilità video che offre questo nuovo iPod non mi convincono. Mancano ancora dei contenuti. Il fatto che, a un mese dall’introduzione del Nano e di iTunes 5 escano nuovi iPod e iTunes 6 (che poteva benissimo chiamarsi 5.1), mi dà l’impressione che Apple abbia un po’ corso per approfittare del natale imminente. Certo, il servizio deve crescere, e spero che crescano anche le capacità dei futuri iPod. Perché così com’è, onestamente, mi convince poco.

Volendo riassumere, i motivi per cui non mi comprerò il nuovo iPod (e mi terrò ben stretto il mio iPod di terza generazione) sono sostanzialmente due:

1. La mancanza del FireWire. Il FireWire è sempre stato il particolare che, a mio avviso, rendeva l’iPod davvero utile come disco rigido esterno: possibilità di installare una versione “smilza” di Mac OS X (o Mac OS 9) da cui avviare il Mac in caso di problemi al disco interno; possibilità di far partire applicazioni direttamente dall’iPod senza perdita di velocità. Dei tre portatili che posseggo, solo uno ha le porte USB 2. Gli altri hanno USB 1.1 e FireWire. Utilizzo Il mio iPod attuale con tutti e tre. Con l’iPod nuovo dovrei limitarmi a scambiare dati, musica, foto, video, solo con un Mac (se voglio dei trasferimenti veloci, s’intende).

2. Delle funzioni video del nuovo iPod, francamente, non so che farmene. Già la vista mi si affatica quando devo guardare le anteprime delle foto sullo schermo della mia fotocamera digitale, figuriamoci guardare video (o addirittura film) su uno schermo da 2,5 pollici, per brillante che sia. Quando si tratta di video, e soprattutto film, opto per grandi schermi, o per lo meno lo schermo a 15 pollici del PowerBook Ti. E quando mi porto l’iPod in giro naturalmente trovo più soddisfacente ascoltare musica: l’iPod se ne sta in una tasca e io posso fare altro: leggere, scrivere, guardare la realtà intorno a me. Attività sicuramente più rilassanti che guardare figurine in movimento su uno schermino. (Fra parentesi: ho riletto le specifiche tecniche dell’iPod e pare che, per la riproduzione del video, la batteria non abbia questa grande autonomia: circa 2 ore per l’iPod da 30 GB e circa 3 ore per l’iPod da 60 GB. Contro le 14 e 20 ore, rispettivamente, di riproduzione musicale).

Nel frattempo, qualche giorno fa, ho finalmente visto dal vivo e maneggiato un iPod nano. Beh, ecco, su questo ci farei un pensierino…

Aggiornamento — L’amico Lucio Bragagnolo mi scrive, e volentieri aggiungo, che:

Una cosa interessante è che Apple dica da marzo 2004 di non usare iPod come disco di boot.
Il che fa pensare a quando potrebbe essere partita la progettazione di iPod nano…

Sono un po’ in edicola

Mele e appunti
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Dopo lungo tempo e una ritoccatina al layout di questo blog semi-abbandonato, faccio ritorno annunciando che da ieri in edicola si può trovare Il Libro dei Portatili Macintosh, un libretto scritto da Luca Accomazzi e dal sottoscritto. Edito da Macworld.

Mi ha fatto un piacere immenso collaborare con Luca nella scrittura di questo libro. Apprezzo Luca (MisterAkko) sin da quando leggevo la sua rubrica su Bit, circa 1984, e mai avrei pensato di vedere il mio nome accanto al suo sulla copertina di un libro.

Spero che questo libretto possa essere una lettura utile e piacevole. Grazie anticipate a chiunque lo vorrà acquistare.

Nuove coordinate

Mele e appunti

Un aggiornamento frettoloso, per dire che:

1. Ho lasciato l’Italia ormai da un mese, qui sto bene, e le cose a poco a poco tornano a funzionare.

2. Cinque giorni fa ho comprato Mac OS X 10.4 Tiger. Prima impressione: aspettative soddisfatte. Avrò da scrivere parecchie riflessioni, intanto sto cercando di esplorare il sistema operativo a fondo, perché spesso il dettaglio nuovo c’è, ma non è così evidente a una prima occhiata.

3. Credo di essere uno dei pochi, ormai, che non ha ancora comprato World of Warcraft e non è ancora sparito in quell’accattivante mondo virtuale. Un amico che conosco solo telematicamente è completamente preso e perso, e da due mesi aggorna il suo weblog solo con schermate catturate dal gioco. Ian, fatti vivo, ci manchi!

4. Commenti disabilitati. Spiace che Internet sia sempre più popolata di coglioni che si rifugiano nell’anonimato per sfogarsi e dimostrare nient’altro che la propria insipienza. Non ho tempo e voglia di fare il domatore del circo, specie quando io pago sia per lo spazio Web che uso, sia per il software con cui ho creato il weblog e con cui lo aggiorno. Mentre i commenti dei coglioni sono gratuiti in tutti i sensi.

Molto altro nei prossimi giorni. Rimanete sintonizzati, se volete.

Le risposte caotiche che rimescolano il caos

Mele e appunti

Giorni fa lamentavo un palese disservizio da parte di Wind Telecomunicazioni, che sbagliava a gestire la mia comunicazione di richiesta disattivazione dell’abbonamento, chiudendo abbonamento e contratto il 10 marzo invece del 30 aprile, come da me richiesto.

Otto giorni dopo (e, non so perché, me lo sentivo) Telecom faceva altrettanto. Solo che se Telecom disattiva, tu non hai linea, il telefono è inservibile, e ovviamente non puoi collegarti a Internet. Spiegata la cosa a Claudia, un’operatrice del 187, la ragazza mi assicurava che la riattivazione sarebbe avvenuta in tempi brevissimi, diceva di non preoccuparsi e mi salutava cordialmente. 24 ore dopo o poco più la linea era di nuovo attiva. Incredibile ma vero, e un grande grazie a Claudia. Ora il dubbio è: disattiveranno la linea al 30 aprile, come gli ho chiesto? Incrocio le dita.

I buffi omini di Wind Telecomunicazioni, invece, mi mandano due missive identiche per posta prioritaria. La loro scarna risposta è, letteralmente:

Gentile Cliente,
i nostri tentativi di contattarla, per poterle fornire la risposta al caso da Lei presentatoci, non hanno avuto esito positivo.

La invitiamo pertanto a rivolgersi al nostro Servizio Clienti chiamando il numero 155 attivo tutti i giorni, 24 ore su 24.

In attesa di un Suo riscontro, Le inviamo distinti saluti

C’è poco da dire. C’è da ridere. Per non piangere. Ma come? Sbagliano a gestire la disdetta perché evidentemente non leggono per intero le comunicazioni che i clienti inviano; alla mia seconda comunicazione, dove spiego per filo e per segno l’accaduto, lamentando la loro inadempienza contrattuale, invece di rispondermi per iscritto, fornendomi quindi “la risposta al caso da me presentato”, mi mandano due lettere uguali (che sanno tanto di comunicazione preconfezionata) dicendomi che dovrei essere io a farmi carico di spiegare per l’ennesima volta a loro il loro errore, perdendo altro tempo e denaro. Io ho lasciato a un operatore del 155 il mio recapito cellulare quando ho chiamato la prima volta. Non mi hanno mai contattato. Hanno tempo da perdere, amano l’entropia, ed è chiaro che a loro i miei soldi non interessano. Bene, perché non ne vedranno.