Cinque (s)ragioni per non comprare iPhone

Mele e appunti

[Il presente articolo è stato aggiornato]

Nel proprio blog, la Free Software Foundation ha pubblicato un articolo intitolato 5 reasons to avoid iPhone 3G, ossia 5 ragioni per non comprare iPhone.

È il classico esempio di articolo disonesto, scritto per alimentare FUD: Fear, Uncertainty, Doubt, ossia paure, incertezze e dubbi. Disonesto perché le informazioni che fornisce, sulle quali si basano le argomentazioni dell’autore, sono volutamente incomplete, accuratamente selezionate per tirare acqua al proprio mulino. Ma entriamo nei dettagli. L’articolo esordisce così:

Le cinque vere ragioni per non acquistare iPhone 3G:

  • iPhone blocca completamente il software libero. Gli sviluppatori devono pagare una tassa ad Apple, che diviene l’unica autorità per stabilire ciò che può venire installato o meno sui telefoni di tutti.
  • iPhone approva e supporta la tecnologia DRM (Digital Restrictions [sic!] Management)
  • iPhone rivela la vostra posizione e fornisce ad altri dei metodi per rintracciarvi a vostra insaputa
  • iPhone non riproduce formati audio brevettati e privi del DRM, come Ogg Vorbis e Theora.
  • iPhone non è l’unica via. Esistono all’orizzonte migliori alternative che rispettano la vostra libertà, non fanno la spia, riproducono formati liberi e vi permettono di usare software libero — come FreeRunner

I più informati su Apple e iPhone immagino stiano già ridendo e piangendo. C’è infatti da ridere e da piangere, soprattutto leggendo l’articolo nella sua interezza. Intanto provo a disinnescare queste cinque (s)ragioni una a una.

1. iPhone blocca completamente il software libero. Gli sviluppatori devono pagare una tassa ad Apple, che diviene l’unica autorità per stabilire ciò che può venire installato o meno sui telefoni di tutti.

A parte il fatto che questa affermazione sembra ignorare l’intera comunità di hacker che hanno prima sprotetto iPhone con il jailbreaking e poi sviluppato e distribuito software assolutamente libero da più di un anno a questa parte. Va poi aggiunto che molti sviluppatori sono ben felici di pagare la gabella (una cifra peraltro ragionevolissima), perché l’ingegnoso sistema di distribuzione di App Store permette di diffondere il software in maniera capillare; e la maggior parte delle centinaia di applicazioni già presenti su App Store sono gratuite. Fraser Speirs ha recentemente scritto sul suo blog: […] La mia applicazione per iPhone, Exposure, ha visto un incremento medio di 3.200 nuovi utenti al giorno da quando App Store ha aperto i battenti. Exposure si ritrova già da ora ad avere il doppio degli utenti di FlickrExport per Aperture.

Apple viene dipinta dalla Free Software Foundation come un’autorità totalitaria di stampo orwelliano: il Grande Fratello, il censore unico depositario della verità che gli permette di distinguere ciò che è buono e ciò che non è buono per i cittadini. Questa, scusate, è una Grande Stronzata. Lasciando perdere i toni settari della FSF per un momento, e utilizzando un briciolo di buonsenso, si possono facilmente comprendere alcune cose. Premesso che è Apple stessa a fornire e a mantenere l’intera struttura di distribuzione delle applicazioni di terze parti, io credo che abbia diritto a stabilire contributi (termine più appropriato di “tassa”) per accedere e usufruire di tale struttura, e a stabilire un minimo di controllo su ciò che passa attraverso la struttura. È un po’ come mettere a disposizione una serie di locali a uso pubblico: chi li vuole utilizzare paga un affitto; chi li fornisce vuole perlomeno dare un’occhiata a chi entra, per evitare che possa danneggiare i locali o la comunità. E in ogni caso, viste certe applicazioni passate su App Store, non è che i controlli siano poi così rigidi.

Poi vi è sempre il discorso della responsabilità verso i propri utenti. Cercare di filtrare quel che arriva su ogni iPhone là fuori non è necessariamente negativo. Lo sostengo sin dai tempi di iPhone EDGE e della totale assenza di supporto per applicazioni di terze parti. L’open source e il software libero sono belle cose, senza alcun dubbio. Vi sono ottimi prodotti open source per Mac; ma esiste anche un’incredibile quantità di software mal scritto, instabile, in perenne stato alpha, sviluppato d’impulso e poi abbandonato. Permettere la proliferazione indiscriminata di questa roba su un dispositivo come iPhone rischia di comprometterne l’affidabilità. iPhone è una gioia per i nerd, per i power user e i patiti di tecnologia, ma non dimentichiamoci tutti gli altri utenti che vedono iPhone come un bel telefono che deve funzionare come tale, che vogliono magari provare il giochino o un programma per prendere appunti, senza dover smanettare per riprendere il controllo del telefono.

2. iPhone approva e supporta la tecnologia DRM (Digital Restrictions [sic!] Management)

Sic!” l’ho aggiunto io, perché questi signori neanche sanno che DRM è l’acronimo di Digital Rights Management. [Nota: nei commenti mi si fa notare che lo sanno, che è un modo diffuso per riferirsi al DRM criticamente. Sono dell’opinione che, se queste persone vogliono davvero fare divulgazione — o contro-informazione — in maniera corretta, dovrebbero perlomeno chiamare le cose col proprio nome]. Detto questo, per quanto riguarda il discorso musicale e i formati protetti dalla tecnologia FairPlay, non sto a ripetere la solita storia, che non è Apple a imporli, ma le case discografiche. Che Jobs si espresse pubblicamente e prese una chiara posizione contro il DRM. Che iTunes Store vende anche (e tanta) musica non protetta da DRM. Il fatto che le applicazioni di terze parti vengano anch’esse protette da FairPlay è a mio parere un modo di proteggere gli sviluppatori che espongono i propri lavori. L’hacker incallito che vuole a tutti i costi copiare il codice di un programma, non si farà certo ostacolare da FairPlay. C’è altro da dire? Ah sì: non so voi, ma la mia biblioteca musicale è composta da oltre 30 GB di musica non protetta da DRM (copie legali di CD musicali regolarmente acquistati, con le relative gabelle pagate alle case discografiche), musica che posso tranquillamente trasferire e riprodurre su iPod e iPhone.

3. iPhone rivela la vostra posizione e fornisce ad altri dei metodi per rintracciarvi a vostra insaputa

Ecco, questa è la perla, questo è il vero spargimento di paure, incertezze e dubbi. Perché non è vero, ripeto non è vero che si possa venire rintracciati a propria insaputa. Qualsiasi programma o servizio che tenti di accedere ai Location Services di iPhone genera un avviso e chiede conferma all’utente. È l’utente a permettere o meno la localizzazione. Nulla avviene ‘dietro le quinte’ e a nostra insaputa. Anche in questo caso, i complottisti della Free Software Foundation temo dovranno rimangiarsi le parole. Fra l’altro, non è stato lo stesso Stallman a dichiarare che qualsiasi cellulare è in grado di rilevare la nostra posizione (a nostra insaputa)? Niente Apple = Grande Fratello, sorry, passate oltre.

(Assai pertinente l’osservazione di Darby Lines nel suo commento: Prima questi imbecilli si lamentavano del fatto che Apple non dava agli sviluppatori piena libertà d’azione; e adesso il fatto che gli sviluppatori possano accedere alle informazioni GPS è una cosa orribile. Cercate di decidervi, maledetti ipocriti. Ah, dimenticavo: “libertà” conta solo se è la libertà di essere d’accordo con voi).

4. iPhone non riproduce formati audio brevettati e privi del DRM, come Ogg Vorbis e Theora.

Che è in sostanza la stessa cosa del punto 2. Non riesco a rispondere senza essere sarcastico: a qualcuno mancano questi formati? A qualcuno importa davvero se mancano? Alle decine di milioni di utenti di iPod no.

5. iPhone non è l’unica via. Esistono all’orizzonte migliori alternative che rispettano la vostra libertà, non fanno la spia, riproducono formati liberi e vi permettono di usare software libero — come FreeRunner

Uh, che iPhone non sia l’unica scelta lo sappiamo, signori della Free Software Foundation, non è il caso di trattarci da deficienti. Che esistano alternative migliori a iPhone non sta a voi dirlo. Se volete che la gente pensi con la propria testa, lasciate che siano gli utenti a stabilire che cosa è migliore di iPhone. Se con questo articolo volete che gli utenti si formino un’opinione informata, così da poter compiere una scelta, allora informateli davvero, in maniera onesta e trasparente. Questo articolo è, invece, disonesto, obliquo e in malafede. Ed è intriso della retorica tipica della propaganda religiosa. Basta leggerne la conclusione:

Ma possiamo scegliere. FreeRunner non è ancora in grado di fare tutto quel che fa iPhone e sicuramente non è così attraente. Ma in quanto a potenziale, il fatto che sia supportato da una comunità mondiale di persone invece che da un’unica entità avida, disonesta e reticente, FreeRunner è anni luce avanti. Possiamo barattare la nostra libertà e il nostro denaro per comprare qualcosa di appariscente in superficie, oppure possiamo spendere un po’ di più, tenerci la nostra libertà, e supportare un tipo di business migliore. Se vogliamo che le imprese siano guidate dall’etica, dobbiamo premiare quelle che già lo sono. Evitando di arricchire aziende che vogliono privarci della nostra libertà e favorendo quelle che ci rispettano, daremo il nostro contributo per un futuro migliore. 

E chiudo qui, perché ho già dedicato troppo del mio tempo a certe scempiaggini.

* * *

Aggiornamento — Sono andato a cercare qualche informazione in più su questo FreeRunner, una delle “migliori alternative che rispettano la vostra libertà, non fanno la spia, riproducono formati liberi e vi permettono di usare software libero”. È un’alternativa, per il momento, mooolto all’orizzonte. Nella pagina principale sul Neo FreeRunner della Wiki di OpenMoko si legge:

The FreeRunner can be purchased from the Online Store as of July 3, 2008. The software available on the phone makes it suitable for power users and developers only, it is not ready for the general consumer yet. 

Ovvero: FreeRunner può essere acquistato dallo Store online dal 3 luglio 2008. Il software disponibile sul telefono lo rende più adatto soltanto a utenti esperti e a sviluppatori, non è ancora pronto per il grande pubblico di consumatori.

Dopo qualche giro nel sito di OpenMoko, si scopre che l’aggeggio è “Sold Out”, esaurito. Deve andare proprio a ruba. Che non sia pronto per il grande pubblico lo si può capire anche da qualche stralcio tratto dalle istruzioni d’uso del telefono. Prendiamo ad esempio questa pagina, una panoramica sul Neo FreeRunner. Andiamo a vedere come regolare il volume del dispositivo:

Al momento in cui scriviamo, non esiste un modo per regolare il volume direttamente dallo schermo.

Per ora occorre avviare l’applicazione terminale, oppure effettuare il login via USB, e lanciare l’applicazione alsamixer. Il mixer è più semplice di quanto possa sembrare. Basta usare le frecce destra e sinistra per selezionare “headphone” o “PCM” e utilizzare le frecce su/giù per regolare il volume. È anche possibile regolare il volume del microfono con l’impostazione “mic2”. Al termine, premere ESC. Poi uscire dall’applicazione terminale o effettuare il logout da USB.

Per rendere permanenti le impostazioni del microfono, si dovranno aggiornare i file di configurazione in /usr/share/openmoko/scenarios/. Per farlo, inserire il comando

alsactl -f path-to-statefile store

I file di default sono i seguenti (in /usr/share/openmoko/scenarios/):

    gsmhandset.state
    gsmheadset.state
    gsmspeakerout.state
    headset.state
    stereoout.state

Questi corrispondono ai vari profili sonori (Sound Profiles) accessibili nel Debug Tool sotto Applications.

Una procedura per aumentare il volume del microfono è anche la seguente:

  1. Entrare in Freerunner via ssh
  2. Digitare vi /usr/share/openmoko/scenarios/gsmhandset.state
  3. Cercare la stringa “Mic2”
  4. Modificare il parametro in “value 3”

E stiamo parlando di aumentare il volume, mica di installare qualcosa.

A ogni modo, ironia a parte, sono sinceramente curioso di vedere come sarà questo FreeRunner quando sarà pronto per il famigerato “utente medio”. La strada verso l’intuitività, per adesso, sembra lunghetta. E iPhone, aperto o chiuso che sia, è già di parecchie lunghezze avanti.

The Author

Writer. Translator. Mac consultant. Enthusiast photographer. • If you like what I write, please consider supporting my writing by purchasing my short stories, Minigrooves or by making a donation. Thank you!

16 Comments

  1. pin says

    Premesso che se non ne avessi parlato tu io neanche l’avrei letto quell’articolo, trovo un po’ eccessiva la veemenza delle tue critiche. Fatta eccezione per la falsità sulla rintracciabilità degli utenti, gli altri punti sono affermazioni elementari, vere e inconfutabili. È semplicemente vero che non si può installare software libero sull’iPhone. Poi a questo ciascuno può dare un valore, positivo o negativo. Ma il fatto è vero. Il linguaggio della FSF, certo, è sempre un po’ “religioso” e questo a molti dà fastidio. Ma non fanno altro che perseguire le loro attività, e quella dell’iPhone è semplicemente un’occasione per ribadire il loro punto di vista su alcune tendenze dell’industria.

    Non dimenticare che tanti sviluppatori ed utenti Mac, me incluso, hanno mal digerito l’eccessiva chiusura dell’iPhone, che per certi aspetti sembra più uscito da Microsoft che da Apple. I blog tecnici del mondo Mac sono stati pieni di queste considerazioni per mesi.

    Infine mi permetto di dirti che su certi aspetti non hai ben colto né il significato del software libero (che non c’entra *niente* con il software gratuito). Anche sul “Digital Restrictions Management”, ti segnalo che si tratta di un modo diffuso per chiamare criticamente i sistemi DRM (come detto esplicitamente in http://www.gnu.org/philosophy/can-you-trust.it.html), per cui hai un po’ esagerato nel tacciarli di ignoranza.

    Leggo il tuo blog da tempo ma, se mi permetti una critica, stavolta nella foga di dire agli altri che “dovrebbero usare un briciolo di buonsenso” (espressione alla quale contesto il fondamento logico) hai perso tu l’obiettività.

  2. pin:

    Fatta eccezione per la falsità sulla rintracciabilità degli utenti, gli altri punti sono affermazioni elementari, vere e inconfutabili. È semplicemente vero che non si può installare software libero sull’iPhone.

    Ripeto quel che ho scritto: “questa affermazione sembra ignorare l’intera comunità di hacker che hanno prima sprotetto iPhone con il jailbreaking e poi sviluppato e distribuito software assolutamente libero da più di un anno a questa parte”. E quel software è proprio “libero” nella maniera che intendi tu e che intendono quelli della FSF.

    Ma non fanno altro che perseguire le loro attività, e quella dell’iPhone è semplicemente un’occasione per ribadire il loro punto di vista su alcune tendenze dell’industria.

    Quella dell’iPhone è un’occasione per farsi pubblicità. Perché non scegliere un’altra azienda, visto che le critiche mosse all’iPhone possono benissimo applicarsi ad altre aziende e rispettivi prodotti? Ma è facile e comodo prendersela con Apple, azienda che attrae sempre pubblicità e visite sui siti.

    È la stessa ipocrisia di Greenpeace, quando si era scagliata contro Apple per il discorso dei componenti inquinanti nei computer. Come se tutte le altre aziende che producono computer e dispositivi fossero “100% verdi”.

    Infine mi permetto di dirti che su certi aspetti non hai ben colto né il significato del software libero (che non c’entra *niente* con il software gratuito).

    So bene che non c’entra niente con il software gratuito. Come ha ben commentato un tizio sul blog di Darby Lines, allo stesso tempo trovo un po’ particolare che quelli della FSF da un lato ribadiscano a più riprese che parlano di libertà (free-dom) intesa come libero arbitrio e non di libertà intesa come gratuità (cioè come in “free beer”, birra gratis); tuttavia quando propongono le loro tirate c’è sempre in ballo la libertà intesa come libertà da costi, perché parlano costantemente di “tasse”.

    Il commentatore prosegue dicendo: Stallman sostiene che la filosofia della FSF non esclude che non si possa chiedere denaro per un software, eppure alla FSF si lamentano in continuazione del fatto che si debba pagare per ottenere qualcosa (es. la Tassa di Apple)

    È particolarmente ironico il loro lamentarsi della “tassa degli sviluppatori” richiesta da Apple, quando Apple la richiede per un SERVIZIO, in quanto Apple fornisce allo sviluppatore il servizio di hosting, di promozione delle applicazioni nell’App Store, di gestione delle problematiche di supporto, ecc.

    Ora, questo non è forse in piena analogia con il sacro modello propugnato dalla FSF? Ovvero far pagare i servizi e non il software? E però, quando Apple fa pagare per dei servizi che offre, allora è Cattiva?

    In soldoni: comincino i signori della FSF a chiarirsi le idee su cosa intendono. Il dibattito verrà di conseguenza.

    Anche sul “Digital Restrictions Management”, ti segnalo che si tratta di un modo diffuso per chiamare criticamente i sistemi DRM […], per cui hai un po’ esagerato nel tacciarli di ignoranza.

    Se non è ignoranza, è un altro modo per non fornire informazioni chiare. Non tutti quelli che si imbattono in quell’articolo hanno le informazioni corrette sotto mano, e le cose andrebbero chiamate con il loro nome quando si vuole fare della divulgazione onesta.

    Concludendo, io posso avere esagerato nei toni — sarà perché sono un po’ stufo di leggere simili sciocchezze. Perché il fatto è che i tizi della FSF possono anche aver detto qualcosa di giusto, ma si danno la zappa sui piedi affogandolo in un contesto di informazioni fornite in maniera volutamente incompleta, in modo da fomentare astio nei confronti di un’azienda che non è né migliore né peggiore di altre. Tutto il discorso su Apple che mi toglie la libertà, o che chi compra prodotti Apple decide di farsi ingabbiare in una prigione dorata sono, con permesso, delle colossali stronzate che minano in maniera evidente la credibilità della Free Software Foundation stessa.

    Rinnovo l’invito a usare il buonsenso, a loro, e a quelli che decidono di leggere quello che scrivono.

    Grazie per il commento. Ogni critica è sempre ben accetta.

    Riccardo

  3. Ciao, sai il mio percorso da utente apple della prima ora a utente linux, quindi credo di poter dire la mia con cognizione di causa; faccio un discorso molto più generale di quello che fai tu sull’iPhone, a rischio di arrivare ai massimi sistemi: penso che la maggior cattiveria che enti e associazioni che personalmente trovo degnissime di rispetto (FSF, Greenpeace..) utilizzano contro Apple, sia dovuta proprio a quel che Apple ha rappresentato e rappresenta.

    Quando questa storia è cominciata, c’erano quelli di IBM col camice bianco, e quelli di Apple coi jeans stracciati e i capelli lunghi. Come credo tutti sappiano, gran parte del capitale sociale iniziale di Apple proveniva… dalla vendita di bluebox (strumenti per non pagare il telefono) agli studenti dei colleges, oltre che dalla vendita del furgone wolkswagen/hippie di Jobs… Insomma Apple ha sempre avuto un background molto diverso da quello delle “aziende hi-tech” consuete. Ha sempre avuto molto più a che fare con stati d’animo, visioni di futuro, arte e creatività umana, che non con il tran-tran quotidiano.

    (Dopo tanti anni, questa cosa è ancora ben visibile nella azzeccatissima serie di spot “sono un mac — sono un pc”.)

    Tutto questo, agli occhi dei più infervorati (che spesso sconfinano in automatico nel settarismo…) odora fortissimamente di “tradimento degli ideali”, che come è noto è l’accusa peggiore che questo tipo di persone ti possano fare… in realtà però si tratta di qualcosa di un po’ diverso, ossia della “solo parziale condivisione” degli ideali — cosa legittima, ma che ugualmente fa venire il sangue agli occhi a tutti i vari profeti.

    Detto questo, l’unica cosa su cui mi sento di (parzialmente!) condividere le prediche della FSF è quella del DRM: non tanto perchè Apple sia cattiva e oscurantista (come hai ricordato, Jobs si è espresso pubblicamente contro il drm, che è imposto dalle major ecc.), quanto perchè il DRM in sè è per me qualcosa di residuale, conservativo (conservatore?) e come tale mi procura istantanea orticaria, e quindi avrei avuto piacere di una ancora più forte posizione di Apple che andasse *oltre* questa “tecnologia”. Anche se innegabilmente, la mossa che porterà al definitivo annegamento delle major l’ha fatta proprio Apple con iTunes e iPod. Ma appunto, qui siamo più sulle mie personali speranze, che sulle scelte di una multinazionale dell’hi-tech. ;)

  4. Come power user mi capita abbastanza spesso, per curiosità soprattutto, di testare le varie distro sia di sistemi che di software free, e ci sono cose egregie, cose così così, cose abbastanza da stregoni e cose da mettersi le mani nei pochi capelli rimasti — almeno a me.
    Quello che è certo è che se non cambia la comunicazione di chi sviluppa software libero, ovvero fino a quando continueranno ad avere un atteggiamento piuttosto spocchioso “so tutto io che sviluppo free”, finché continueranno solo a tirare cacche sugli altri, che siano Apple o Microsozz, insomma fino a quando faranno i “signor no so tutto io e gli altri o sono imbecilli o vogliono dominarvi poveri imbecilli”, beh.… rimarranno un’esigua minoranza, come sta rimanendo un’esigua minoranza chi sa dire solo di no sul piano sociale e politico. E’ una dura realtà e sarà meglio iniziare a comprenderla…

  5. pin says

    Non ci siamo capiti. Io ho detto che, salvo il punto 3, tutte le affermazioni della Free Software Foundation sono vere. Descrivono fatti. Poi ad ognuno sta valutarli ed attribuirci un valore positivo o negativo. Ma finché sono fatti, perché dovrebbero essere tabù?

    È semplicemente vero che iPhone non legge Ogg e Theora. Positivo o negativo? Io lo trovo scomodo. Altri possono considerarla una feature! (minore footprint RAM ad esempio). Perché non si può dire e “dovrebbero usare un po’ di buonsenso”?

    Poi, a margine, aggiungo che è delirante mettersi nel 2008 ancora a discutere di software libero vs software proprietario… basta, vi prego. Sono venti anni che si assiste a questo derby da bar. Qui il tema è che MacOS X è fatto in un modo, e iPhone OS è fatto in un altro. MacOS X si basa su OpenDarwin e posso installarci tutto quello che voglio senza essere obbligato ad “usufruire del servizio di hosting” centralizzato (=tassa). iPhone invece mi impedisce di farlo. E non mi si venga a parlare di jailbreaking, che rompe la garanzia e viola la licenza d’uso di Apple. Come se per installare un software di terze parti (libero o commerciale che sia) su MacOS X io dovessi craccare il sistema.

  6. Per Pin: ma tu al posto di Apple avresti fatto l’iPhone “aperto” con le caratteristiche e le features che ha, evitando rischi di malware e schifezze varie? E come di grazia?
    Perché, al solito, a parlare si è tutti bravi, ma non mi pare che la Free Software Foundation, con tutti i suoi cervelli e risorse, abbia mai progettato una piattaforma anche lontanamente paragonabile a iPhone.

  7. ciao, se posso esprimere la mia opinione, sono d’accordo con pin. è vero che le opinioni di FSF sono abbastanza radicali ed estremistiche (a volte eccessive), ma almeno per il punto 1 hanno assolutamente ragione (tengo a precisare che non sono un possessore di iPhone e a queste condizioni non lo sarò mai :D ): è vero che la “tassa” si paga per un servizio, ma questo servizio è obbligatorio, per questo la denominazione di “tassa” calza a pennello (la Apple non ti fa pagare per un servizio che offre, ma che ti impone).
    secondo me potevano creare un “ambiente controllato”, l’AppStore, non precludendo cmq la possibilità di installare anche software non “controllato” da loro, senza dover fare dei magheggi che invalidano la garanzia. su questo devo dire che sono estremista anche io come la FSF: se una cosa la compro è mia e voglio decidere io come utilizzarla, e una licenza d’uso anche per un telefonino mi sembra eccessiva.

    che poi la Apple voglia controllare tutto quello che si può installare su iPhone, mi sembra fuori da ogni dubbio, basta vedere come si sono comportati con l’applicazione NetShare…

    ps: complimenti per il blog, mi sa che prendo spunto dalla tua esperienza con l’operatrice della portabilità per un post sul mio :)

  8. andynaz: la FSF afferma due cose al primo punto:

    1. Che Apple blocca completamente il software libero, e

    2. Che gli sviluppatori devono pagare una tassa ad Apple, che diviene l’unica autorità per stabilire ciò che può venire installato o meno sui telefoni di tutti.

    La prima affermazione non è del tutto vera. Esiste tutto un sottobosco, neanche tanto clandestino ormai, di applicazioni installabili su iPhone e iPod touch che aggirano completamente l’App Store. Sono stati sviluppati persino dei comodi Installer per poterle caricare. Bisogna però sbloccare iPhone con la procedura del jailbreaking. Se Apple bloccasse davvero il software libero su iPhone, farebbe in modo di rendere iPhone completamente inespugnabile al jailbreaking, o per lo meno ostacolerebbe la circolazione di tutto il software ‘alternativo’ e non sanzionato. Potrebbe farlo — ne ha le risorse tecniche ed economiche, in fondo. Invece non ha perseguito attivamente questa strada.

    La seconda affermazione del punto 1 è vera: gli sviluppatori devono pagare l’esorbitante cifra di 99 dollari per avere in cambio una serie indiscussa di vantaggi. Apple mette loro a disposizione tutta l’infrastruttura di distribuzione, trattenendosi solo una piccola percentuale delle vendite di ogni copia dell’applicazione. E il tipo di distribuzione di App Store è potente, perché una volta pubblicata, l’applicazione è raggiungibile istantaneamente da milioni di utenti, che la possono comprare e scaricare direttamente da iPhone e iPod touch. L’unica cosa che deve fare lo sviluppatore è fornire supporto agli utenti finali.

    Va sottolineato che i 99 dollari vanno pagati ad Apple solo se si intende presentare un’applicazione su App Store. Se uno vuole imparare a creare applicazioni per iPhone, o vuole scaricarsi la SDK per pasticciare con gli strumenti di sviluppo, non paga assolutamente nulla.

    L’App Store è una struttura di distribuzione semplice ma complessa dietro le quinte. In un ecosistema del genere, con centinaia di applicazioni da offrire agli utenti, è difficile non instaurare un minimo di controllo. Come già scrissi in altro post, è facile saltare in piedi quando si sente la parola “controllo”, è facile associarla al concetto di “limitazione”. Ma proviamo un istante a cambiare punto di osservazione e proviamo a pensare a un App Store completamente privo di controlli e linee guida per scrivere applicazioni per iPhone. Il rischio di ritrovarsi iPhone o iPod touch bloccati da applicazioni scritte male, che minano la stabilità dell’intero dispositivo, è alto. Certo, lasciamo che sia l’utente a correre il rischio e viva la libertà. Ma l’utente con iPhone bloccato o malfunzionante poi a chi dà la colpa? Ad Apple.

    Apple non vuole questo. Apple vuole garantire che anche l’utente meno esperto (mia mamma, mio papà) possa avere un’esperienza soddisfacente con iPhone, ed ecco quindi i filtri e i controlli. Che poi vi siano applicazioni stupide, inutili, o non proprio belle su App Store è un altro discorso, ma almeno è altamente improbabile, oggi, scaricare un’applicazione da App Store che renda iPhone inutilizzabile. Per bella o brutta che sia un’applicazione promossa all’App Store, si ha almeno la garanzia di funzionamento.

    Apple ha fatto degli errori nella gestione di App Store, e non ci piove. Con la faccenda delle applicazioni respinte senza fornire giustificazioni convincenti ha creato scompiglio e dibattito nella comunità degli sviluppatori, ma si è trattato — a mio avviso — più di incompetenza che di malignità. È nell’interesse di Apple mettere le cose a posto per far sì che la piattaforma di iPhone cresca e bene. E con l’eliminazione dell’NDA (accordo di non-divulgazione) ha già fatto un passo nella giusta direzione.

    Poi chissà, magari in futuro, quando App Store sarà più maturo e organizzato, può anche darsi che si finisca col mitigare tutti questi controlli.

    Una nota su NetShare: Apple ha dovuto toglierla dall’App Store perché così ha voluto AT&T, che nel contratto vieta esplicitamente il cosiddetto tethering, ossia l’utilizzo dello smartphone come modem per accedere a Internet con il computer invece che dallo smartphone stesso.

    Concludendo, io da utente iPhone sono soddisfatto di come funziona, di quel che ci posso fare, e delle applicazioni di terze parti (più di 20 ormai) che ho installato. Tutte ben fatte e che non hanno mai dato un problema o un conflitto.

    Ciao e grazie del commento!
    Riccardo

  9. ovviamente alla fin fine un prodotto è “buono” o “cattivo” anche in base all’utilizzo che uno ne fa: ho letto che sei soddisfatto, e questo mi fa piacere. personalmente (per come sono fatto io) avere tra e mani un prodotto spettacolare e scintillante, ma volutamente “mozzato” non mi andrebbe giù, per questo non lo compro… come ho detto prima è proprio un fatto di libertà: è un diritto che pretendo, e non potendolo avere dall’iPhone non lo compro.

    il punto di vista di Apple lo comprendo appieno, ma secondo me poteva essere gestito meglio (diciamo più democraticamente): avere un canale di distribuzione “ufficiale”, l’AppStore, senza togliere la possibilità di installare software “casalingo” o preso da Internet… magari se installavi un’applicazione non firmata da Apple (cioè non presa dall’AppStore) ti appariva un avviso

    sul caso NetShare (e casi analoghi) ho cmq delle riserve: se per esempio io europeo con iPhone volessi usare l’iPhone come modem non lo potrei fare per colpa della AT&T… praticamente si sta negando l’internazionalità di Internet per proteggere interessi locali, approfittando del fatto che le applicazioni si possono scaricare solo da AppStore.

    ciao e grazie della risposta

    ps: già che ci sei approfitto ancora un po’ della tua disponibilità e ti faccio una domanda. stando a quanto lessi su Internet, sul primo modello di iPhone gli mp3 nella memoria interna non potevano essere usati come suonerie (se non con magheggi), cioè si dovevano comprare per forza su iTunes. per caso è così anche per il 3G??

  10. Le tue critiche sono prive di fondamento logico e chiaramente appannate dal pregiudizio. Oppure, semplicemente, non hai idea di cosa sia il software libero.

    Con ordine:
    1. Il jailbreaking è illegale, è come dire che il prezzo salato di un software è aggirabile con le copie illecite. Che gli sviluppatori siano ‘felici’ di pagare una tassa, poi…
    2. Il DRM è nei fatti una limitazione della libertà personale non tollerabile. A meno che non si ritenga la propria libertà un bene commerciabile.
    3. Chi garantisce che non ci sia alcun controllo? Apple ha già dovuto ammettere l’esistenza di un controllo sul software, e solo perché è stato scoperto e divulgato pubblicamente. Come si può essere sicuri che la cosa non avvenga in altri modi? I sorgenti sono chiusi, per cui nel software può esserci di tutto. Il fatto che compaiano delle richieste di conferma non ti garantisce che appaiano sempre…
    4. L’assenza di supporto per i formati liberi è di per sé un chiaro indizio di ciò che si diceva al punto 2: l’utente non è libero.
    5. Io ho un Freerunner. Ne sono talmente soddisfatto da desiderarne talvolta un secondo su cui sperimentare le modifiche più spinte al sistema operativo scelto tra gli 8 attualmente disponibili. La limitazione che hai citato era relativa alla distribuzione om2008.8, in fase di sviluppo. Hai dimenticato di citare tutte le altre. Qtopia/QT Extended prima di tutto.

    Le obiezioni della FSF sono reali, documentate e giustificate. Le tue critiche non smentiscono nessuna delle ‘5 ragioni’, ma le confermano soltanto, nonostante il tentativo di trovare delle giustificazioni.

  11. Aleks: Ho idea di cosa sia il software libero. E per quanto riguarda il pregiudizio, in fondo siamo tutti, chi più chi meno, appannati dal pregiudizio — la FSF in primis.

    Quel che vorrei fosse chiaro è che non ‘difendo’ Apple acriticamente. E che neanche a me piace il DRM.

    Però a me spesso piace essere pragmatico, e cerco di usare il buonsenso. Questa storia del ‘controllo’ di Apple, malvagia azienda che sta segretamente portando avanti il suo piano di conquista del mondo, mi ha un po’ stancato. Come mi ha stancato il discorso che con iPhone, iPod e qualsivoglia prodotto di una piattaforma ‘chiusa’, l’utente non sia libero.

    Che gli iPod e gli iPhone non supportino formati liberi sarà anche scandaloso da un punto di vista filosofico, ma nei fatti non mi impediscono di ascoltare tutta la musica che voglio. La musica comprata online e la musica comprata nei negozi.

    Che per iPhone non ci sia software libero sarà anche scandaloso da un punto di vista filosofico, ma nei fatti il software regolarmente e legalmente installabile su iPhone, per non parlare delle applicazioni Web ottimizzate per iPhone, basta e avanza. Certo, ci sarà qualcuno che vorrà usare il Terminale su iPhone per accedere al computer mediante SSH e altre amenità da nerd sfegatato. Per quella categoria di utenti forse non c’è proprio tutto il software possibile e immaginabile — ma allora hanno sbagliato a comprarsi un iPhone, quando appunto ci sono tante belle alternative per loro.

    Che Apple controlli… qui a mio giudizio sta tutto nei propri livelli di paranoia. Ricordo il chiasso che si fece quando nei primi Mac con processore Intel si scoprì la presenza di un chip TPM. Si cominciò a parlare di Trusted Computing anche per Apple; si cominciò a dar l’allarme perché con questo chip Apple poteva segretamente carpire informazioni sensibili dell’utente, effettuare controlli a distanza e quant’altro. Sono passati quasi quattro anni e non è successo nulla. Una bolla di sapone.

    Anche il G1 di HTC, piattaforma Android, quindi aperta, eccetera eccetera, ha il kill switch.

    E quindi? E quindi niente. Ognuno si goda il dispositivo che più gli aggrada. Ma non mi si venga a dire che io non sono libero perché preferisco utilizzare una piattaforma ‘chiusa’. Se l’ho scelta, l’ho scelta con cognizione di causa. E mi ritrovo con un dispositivo che risponde in pieno alle mie esigenze, sul quale ho installato applicazioni di terze parti a me utili e che non hanno mai dato alcun problema di stabilità.

    Non sta a me dire se iPhone sia superiore ad altri smartphone più o meno ‘aperti’ e liberi, ma la rete è ricca di esempi per poter verificare e fare confronti: dall’interfaccia utente, all’esperienza d’uso, alla soddisfazione di chi ha acquistato il prodotto. Da quel che ho visto, iPhone non ha ancora un rivale serio (e spero che arrivi, un giorno, perché la concorrenza stimola ancor di più a innovare e a far meglio).

    Per finire, tu scrivi: Le obiezioni della FSF sono reali, documentate e giustificate. Ma il fatto che sostengano che “iPhone rivela la vostra posizione e fornisce ad altri dei metodi per rintracciarvi a vostra insaputa (punto 3)” è assolutamente tendenzioso. Non tanto per il discorso dei Location Services (e comunque voglio vedere un programma che cerca di accedere alla mia posizione aggirando i Location Services), quanto perché — come ho già scritto nel post — qualsiasi cellulare è in grado di rilevare la nostra posizione. L’ha detto anche Stallman.

    Io non sarò riuscito a smentire le ragioni della FSF, ma rifiutarsi di vedere che siano in parte tendenziose vuol dire, appunto, essere appannati dal pregiudizio.

    Ciao,
    Riccardo

  12. Se la difesa della propria libertà è un pregiudizio, allora si può dire che le posizioni della FSF siano ‘appannate’ dal pregiudizio. Quale sarebbe la tendenziosità? Pensare ed agire su basi etiche è tendenzioso? Ciò che ‘permette di fare’ un dispositivo elettronico è irrilevante se sottrae spazi di libertà a chi lo usa.
    La scelta ‘consapevole’ di cui parli dovrebbe essere questa: si è disposti a consegnare ad altri parte del controllo su se stessi?
    Ognuno è libero di rinunciare alla propria privacy, ma arrivare a tacciare di ‘appannamento’ chi ha il coraggio di esprimere con chiarezza come stanno le cose è decisamente ridicolo.

  13. Aleks: La tendenziosità sta nell’affermare che con iPhone si può essere “rintracciati a propria insaputa”, come se solo comprando iPhone questo potesse accadere. Il che è falso, perché può accadere, lo ripeto, con tutti i dispositivi cellulari, anche con il fantastico FreeRunner.

    È come dire: non comprate il modello x della BMW perché potreste venir rintracciati attraverso il navigatore GPS. Come se non accadesse per tutte le altre marche che fabbricano automobili con il navigatore integrato.

    È la stessa tendenziosità di enti come Greenpeace, che con tutte le aziende produttrici di hardware e dispositivi elettronici pieni di materiali inquinanti, guarda un po’, ha scelto Apple come obiettivo per una campagna ‘verde’. Chissà perché.

    Senza scomodare i massimi sistemi, a me sembra semplicemente ridicolo che mi si venga a dire che comprando iPhone io limito la mia libertà. Perché non con un Nokia o un Sony?

    Se vogliamo, anche Google potrebbe controllare i dispositivi Android a distanza, il kill switch l’hanno anche loro. Eppure non ho ancora visto nessuno demonizzare Google per questo. Apple sì, chissà perché. Se non c’è tendenziosità in questo…

    Ciao,
    Riccardo

  14. Stefano says

    Bell’articolo. Noto con piacere che ha generato una bella discussione che, indipendentemente dalle mie convinzioni, mi sembra comunque interessante da leggere ed anche che non scada nella consueta rissa verbale.

    Per quanto mi riguarda appoggio quanto scritto da Riccardo, per un motivo ben preciso: la Free Software Foundation dovrebbe semplicemente limitarsi a diffondere il software libero ma senza attaccare indiscriminatamente chi decide (liberamente) di non adottarlo. Farebbe meglio il proprio lavoro.

    Chi compra un iPhone lo compra perchè gli piace, lo compra per sua scelta (non perchè sia schiavo di Apple o altri), lo compra perchè è comunque un buon prodotto indipendentemente dal fatto che si possa o meno installare software gratuito.

    Chiudo con una domanda: ma quale reale vantaggio si potrebbe avere nello scegliere una piattaforma aperta, se non siete programmatori ? La piattaforma aperta dovrebbe forse garantire di non essere rilevati, o fornire qualche feature particolarmente interessante ?

  15. Antonio says

    Iphone è roba modaiola, la gente lo compra perchè “stacca” il cervello e si conforma alla massa. Senza il peso di scegliere veramente, di pensare, di valutare bene il rapporto qualità/prezzo,di dare conto ai PROPRI gusti. Poi dice che è bello per paura di pensare con la propria testa ed ammettere che non piace, che c’è di meglio a meno. E di dirlo in pubblico. Ciò basta per non comprarlo, è un’offesa all’intelligenza delle persone (così come tutti i prodotti di moda, di tendenza). Sfruttando i decerebrati conformisti e modaioli (che vivono come gli viene ordinato dalla tv, dal GF, dalle veline, dalle cose vuote e luccicanti, qualche miliardo nel mondo) Apple ha costruito la sua fortuna.

  16. Antonio, anche molta gente che da retta alla Free Software Foundation senza spirito critico in realtà va in giro con il cervello “staccato”.

    L’iPhone è un oggetto e uno strumento. Ti piace ? Lo compri e lo usi. Non ti piace ? Può rimanere sullo scaffale.

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