Se l'installatore automatico non installa automaticamente

Mele e appunti

Aggiornamento problematico di Microsoft Office 2004 per Mac 11.5.6

Non so a quante persone sia capitato, ma l’ultimo aggiornamento di Office per Mac, versione 11.5.6, non mi si installa automaticamente utilizzando l’applicazione Microsoft AutoUpdate. Questo problema mi si è presentato sia sul PowerBook G4 12″ con Mac OS X 10.5.8, sia sul MacBook Pro con Mac OS X 10.6.2. Microsoft AutoUpdate si apre e informa che è presente un nuovo aggiornamento:

AutoUpdate.png

Premendo Installa e inserendo la password di amministratore che viene successivamente richiesta, inizia lo scaricamento dell’aggiornamento, e la barra di progresso sopra i quattro pulsanti va riempiendosi a mano a mano fino in fondo. La procedura di aggiornamento di solito proseguiva così: il file scaricato dal sito Microsoft, che è un’immagine disco .dmg, veniva automaticamente montato e l’applicazione Office 2004 11.5.x Update.app al suo interno automaticamente lanciata. Con quest’ultimo aggiornamento la cosa non avviene. Dopo lo scaricamento del file .dmg, Microsoft AutoUpdate rimane aperta, inerte, e si ha quasi la sensazione che l’aggiornamento sia avvenuto dietro le quinte. Non è peregrino pensarlo: se uno ha fatto clic su un pulsante “Installa”, magari scaricamento e installazione sono avvenuti insieme (difficile decifrare una barra di progresso che procede senza altre indicazioni). Invece no. Il file scaricato è introvabile e l’aggiornamento, che doveva essere automatico, non è partito.

(Il metodo per verificare quale versione di Office 2004 si ha installata è quello di andare nella cartella Microsoft Office 2004 > Office, individuare il file Microsoft Component Plugin e richiamare le informazioni con ⌘-I. Nella sezione Generale, verificare il numero di versione, che in questo caso dovrebbe essere ancora 11.5.5).

Il semplice espediente per aggirare il problema è eseguire l’aggiornamento manualmente. Sempre in Microsoft AutoUpdate, quando compare il pannello in figura, fare clic su Ulteriori informazioni: il browser si aprirà sulla pagina Web del sito Microsoft dedicata all’aggiornamento. A circa metà della pagina, al paragrafo Come ottenere l’aggiornamento, fare clic sul link con il file da scaricare. In pieno stile Microsoft, si verrà portati su un’altra pagina Web fitta di informazioni, al punto che quasi non si sa dove far clic per ottenere il file: individuate un pulsantino Scarica a poche righe dall’inizio, dentro una banda azzurra. L’immagine disco di cui sopra verrà regolarmente scaricata. Montatela, ed eseguite l’applicazione Office 2004 11.5.6 Update.app al suo interno. Fatto.

Fare ordine

Mele e appunti

Alla fine del 2008 scrissi un articolo, Propositi per il 2009: pulizia virtuale, nel quale parlavo della sempre maggior frustrazione che deriva dal dover gestire una miriade di account aperti online un po’ ovunque, grazie alla facilità con cui ormai è possibile pubblicare contenuti sul Web. Nel paragrafo conclusivo scrissi:

Per il 2009 uno dei miei propositi è fare ordine e pulizia. Non solo in casa, ma anche e soprattutto online. Scremare i mastodontici archivi dei bookmark dei browser, cancellare account email che non utilizzo più e account di siti e servizi che sto mantenendo per inerzia. Ridurre la mia presenza online in pochi centri nevralgici invece di aprire un blog per ogni idea che mi passa per la testa. Sfoltire sfoltire sfoltire. Ottimizzare l’esistente e salvaguardare quel che vale davvero la pena salvare.

Bene, è passato quasi un anno e sono riuscito a fare qualche progresso. In quest’ambito, il passo più coraggioso è guardare fisso uno dei tanti blog o pseudo-blog aperti impulsivamente e decidere di eliminarlo, uccidendo il pensiero Ma no, lo lascio nel congelatore, potrebbe sempre tornare utile. Se l’idea non ha decollato, se il progetto non ha avuto seguito, e io per primo ho perso interesse, è inutile mantenere il paziente attaccato ai macchinari. Si stacca la spina e via.

Ho quindi ridotto la mia presenza online a pochi luoghi, gli unici che hanno manifestato segnali di vita durante il 2009.

L’unico spazio che ho ‘ristrutturato’ invece di cancellarlo, e la si può considerare una nuova creazione, è in realtà un tumblelog pensato per quei venticinque lettori che hanno interesse a mantenersi aggiornati su quel che scrivo, qui in italiano, e in inglese altrove. Un luogo di riferimento che tiene traccia dei miei blog e dei contenuti che vado pubblicando in essi. Ecco quindi 92 onward — the Quillink stream, che serve da indice in progress dei miei lavori e anche come strumento per l’occasionale reblogging di contenuti altrui che ho particolarmente gradito. [Aggiornamento gennaio 2012: Ora quel tumblelog è sparito, e a quell’indirizzo troverete una pagina di Quillink Press che rimanda a The Quillink annotated, l’unico tumblelog rimasto legato al presente sito.]

La fine dell’anno si avvicina, ed è tempo di pensare ai propositi per il 2010, che già da ora immagino essere ancora più drastici, anche se non ho formato ancora un piano particolare.

A daring project

Handpicked

I had the pleasure of knowing what it was all about a little before the official launch. A few days ago Ángel Domínguez, a friend and fellow translator, published a personal project which I find courageous (or daring if you want — pun intended) and well executed. Tired of poor Spanish translations of articles and excerpts from Daring Fireball, John Gruber’s popular weblog, Ángel has put together Daring Fireball en Español, which is precisely the Spanish version of Gruber’s website. All by himself.

Attention to detail is impressive: the color scheme is identical but used in reverse, fonts and layout are the same. As Ángel wrote:

Great effort was put into trying to emulate the original structure and logic of the original Daring Fireball, and for the most part it has been achieved. Posts in Spanish have two stars that link to both the Spanish entry and the original English entry, and titles are linked to the original news source that is mentioned in the very entry.

Ángel’s idea is that his work could become a reference point and a reliable source for Spanish technical press, Spanish Mac-oriented blogs, Spanish tech pundits, etc. in need to properly cite John Gruber’s articles and comments. This translation work is obviously useful to all Spanish-speaking readers who can’t read Gruber’s pieces in the original English.

John Gruber is aware of it, and gave his approval so long as it is specified that Daring Fireball en Español is a personal project and not affiliated with the original Daring Fireball. I’m a bit surprised that Gruber did not mention it officially, neither on Daring Fireball, nor on Twitter. Ultimately one should feel nothing but pride for such an initiative. If it happened to me, I’d be honoured: I would think, here’s someone who appreciates my work enough to bother creating an entire website and volunteering to translate my work, surely devoting a considerable amount of time to it — to translate the articles I’ve already written and to keep the blog constantly updated, following my pace and keeping up with my updates. I think that such an effort should be awarded at least by mentioning its very existence.

Needless to add, Ángel Domínguez’s work is of the highest quality. Even if you don’t speak Spanish, I urge you to take a look at his website anyway, perhaps comparing it with the original by opening the two in different tabs in your browser. It is perhaps the first case of a blog with facing translation.

Apple trionfa contro Psystar in California

Mele e appunti

La domenica si apre con una buona notizia. La forma migliore per commentarla è tradurre alcuni estratti da Groklaw, che è sempre stata un’ottima fonte per seguire cause legali come questa. L’articolo è Apple Wins Like a Champ — Psystar is Toast — What? You’re Surprised? [Apple vince senza problemi, Psystar è finita. Come? Siete sorpresi?]:

Psystar ha avuto quel che si meritava nella causa legale nello stato della California. Qui potete leggere l’ordinanza (PDF). È un massacro completo. La difesa del diritto di vendita avanzata da Psystar è stata letteralmente sbriciolata. L’istanza di giudizio sommario da parte di Apple in merito alla violazione di copyright e del DMCA è stata accolta. Apple ha ottenuto anche l’istanza di chiusura.

L’istanza di giudizio sommario da parte di Psystar in merito alla violazione del copyright e trade dress (aspetto caratteristico del prodotto) è stata respinta. Stesso dicasi per l’illusoria istanza di abuso di copyright mossa da Psystar.

[…] A questo punto l’unica speranza per Psystar è la causa aperta in Florida, ma francamente non ci scommetterei molto. Di solito i giudici si accorgono se uno è stato appena dichiarato colpevole in una simile causa legale in un altro stato.

Siete sorpresi? Ve l’avevo detto, ve l’avevo detto. Demoralizzati? Immagino che Psystar possa fare ricorso in appello. E se volete libertà per il vostro codice, potete certamente trovarla sul pianeta Terra, basta guardare nella giusta direzione. Sarete lieti di averlo fatto, perché potrete fare tutti gli hack e le modifiche che vorrete, e sarà perfettamente legale. Il messaggio della corte è chiaro: gli accordi di licenza per l’utente finale (EULA) significano esattamente quanto stabiliscono; se non volete rispettare la licenza di Apple, lasciate stare quel che è di Apple. 

In un segmento dell’ordinanza (citato nell’articolo di Groklaw) è contenuta un’informazione che non conoscevo (enfasi mia):

[…] Apple sostiene che Psystar ha violato i diritti di distribuzione offrendo e vendendo al pubblico Mac OS X installato su macchine Psystar. Psystar ammette di aver distribuito Mac OS X (Chung Exh. 17 at 4).

Ma Psystar risponde che la propria condotta è protetta dalla Sezione 109 della cosiddetta first-sale doctrine [esaurimento del diritto; lett. ‘dottrina della prima vendita’]. Secondo tale Sezione, “il proprietario di una determinata copia o registrazione fonografica legalmente effettuata, o qualsiasi persona autorizzata dal suddetto proprietario, ha la facoltà — senza l’autorità del proprietario del copyright — di vendere o trasferire il possesso di tale copia o registrazione fonografica” (17 U.S.C. 109). Questo provvedimento delimita il diritto di distribuzione. Si applica solo al possessore di una copia.

Entrambe le parti hanno a lungo discusso sul fatto che Psystar fosse il possessore o il licenziatario della copia (ossia la copia tangibile) di Mac OS X che aveva acquistato. Anche assumendo che Psystar fosse stato il possessore di una copia, la difesa della prima vendita (first-sale defense) cade in questo punto. La sezione 109 garantisce immunità soltanto quando le copie vengono “legalmente effettuate”. Le copie in questione non sono state effettuate legalmente e con l’autorizzazione del proprietario del copyright. Come è stato stabilito, Psystar ha realizzato una copia di Mac OS X non autorizzata mediante un Mac mini collegato a una ‘imaging station’ e ha successivamente utilizzato una ‘copia master’ per realizzare molte altre copie non autorizzate installate sui vari computer Psystar. La difesa della prima vendita non si applica a quelle copie non autorizzate. Si veda Microsoft Corp. v. Software Wholesale Club, Inc., 129 F. Supp. 2d 995, 1006 (S.D. Tex. 2000) (“la first-sale doctrine non è applicabile a un’unità dichiaratamente contraffatta”); si veda anche 2–8 NIMMER ON COPYRIGHT § 8.12 (“se la realizzazione di una copia o di una registrazione fonografica costituisce una violazione del diritto di riproduzione o adattamento, la sua distribuzione violerà il diritto di distribuzione, anche se tale distribuzione venga effettuata dal possessore della suddetta copia o registrazione fonografica”). […] 

Ovvero, Psystar ha agito così: prima ha acquistato una copia di Mac OS X e l’ha installata su un Mac mini. Poi ha copiato Mac OS X dal Mac mini su un computer non-Apple. Questo computer non-Apple è stato utilizzato come ‘imaging station’. Una volta caricato sulla imaging station, Mac OS X è stato modificato. Psystar ha poi sostituito il bootloader di Mac OS X (il bootloader viene eseguito all’accensione del computer e individua e carica parti del sistema operativo nella RAM). Senza un bootloader, Mac OS X non funzionerebbe. Psystar ha disattivato e/o rimosso le estensioni kernel (kext) di Mac OS X e le ha sostituite con altri file kext. Le modifiche di Psystar hanno permesso a Mac OS X di eseguirsi su macchine non-Apple. La copia così modificata è diventata la ‘copia master’ utilizzata conseguentemente per la duplicazione in massa del sistema operativo modificato e successiva installazione sui computer Psystar.

Bell’affare. E Psystar aveva persino la presunzione di spuntarla.

Groklaw continua:

Avete afferrato? Anche se Psystar fosse il legale possessore della copia [di Mac OS X], non gli sarebbe consentito di fare quello che ha fatto. […] Lo so, si dirà: Maaa… se non avessero usato la copia master e avessero invece usato le singole copie acquistate una per una, allora la cosa avrebbe funzionato? Figli miei, perché credete che Psystar si sia servita di una copia master? Perché è un’azienda commerciale, e nel commercio l’efficienza è denaro. Ecco perché vengono fondate aziende e società, per fare soldi. Il mondo intero non è con voi nella vostra guerra santa per distruggere le EULA e la licenza GPL. Anche questa sgangheratissima azienda voleva fare soldi. Le teorie appartengono ai forum online, non al commercio e decisamente non ai tribunali. E anche nei forum online tutti vi hanno detto, per anni, che una cosa del genere non avrebbe funzionato se qualcuno ci avesse provato. Ci hanno provato. Non ha funzionato.

E che questa causa serva come ammonimento per coloro che sostengono che la sola cosa che importa è che l’open source sia un sistema migliore per sviluppare codice. Apple crea codice straordinario. Naturalmente la comunità BSD ha creato molto di quel codice, ma Apple è stata in grado di ottimizzarlo al meglio per gli utenti finali, e ha saputo farlo in maniera straordinaria. Per cui nessuno può discutere sul fatto che non si tratti di codice favoloso per gli utenti finali, perché lo è.

E a questo punto mi chiedo: è abbastanza tutto ciò?

O il messaggio di questa causa legale non è forse questo, ovvero che quel che volete davvero con il vostro codice favoloso sia la libertà per quel codice? Se la vostra risposta è Sì, voglio la libertà di fare quel che voglio con il codice sul mio computer, allora perché usare codice proprietario? Chi produce codice proprietario è felicissimo di vendervi il codice migliore al mondo, se lo realizza. Ma non vi venderà mai la libertà di utilizzarlo come vi pare e piace. Non è il settore commerciale di cui fa parte. Non è il business di quel produttore.

Pertanto, se vi preme la libertà, non tradite l’obiettivo di realizzare un sistema operativo completamente libero, senza alcuna componente proprietaria. Quell’obiettivo ha senso, perché componenti proprietarie implicano restrizioni d’uso. È un fatto. Vi sono altri aspetti negativi, ma la causa in questione sottolinea questo aspetto in particolare. Quindi lavorate a driver non proprietari. State alla larga da codice che potrebbe portare a denunce per violazioni di brevetti. Perché? Perché quel che può sembrare un vantaggio nel breve termine può bloccare i risultato finale che volete ottenere. […]

Per cui quando vi dicono che l’importante è che il codice sia open source o che gli utenti finali debbano avere il diritto, se vogliono, di mettere insieme codice proprietario e codice libero/open source, o che allearsi con Microsoft funzionerà alla grande, o che quel che importa è che gli utenti finali usino più software libero servendosi di miscele di codice proprietario e codice libero — quando vi dicono queste cose, domandatevi: è proprio vero? Non importa chi ve lo dice: è proprio vero? Guardate la causa Apple vs. Psystar. La libertà è importante. Certe cose sono semplicemente ovvie.

Utilizzate quel che volete, ma pensateci bene, rifletteteci su e non limitatevi a considerare quel che volete ottenere adesso o quel che vi sembra più comodo. Perché credete che Stallman abbia iniziato a creare Software Libero [e la Free Software Foundation]? Perché sapeva come aggiustare una stampante ma la licenza glielo impediva. Egli aveva già visto quel che voi state osservando in questa causa di Apple contro Psystar. ‘Proprietario’ significa restrizioni d’uso. Per davvero.