Safari 4 Developer Preview

Mele e appunti

È da qualche ora che sto utilizzando la versione 4 (Developer Preview) di Safari. L’applicazione è scaricabile nell’area download della sezione Members di Apple Developer Connection (partire da http://developer.apple.com/, e scegliere “ADC Member Site” in alto a destra vicino al campo di ricerca. Bisogna avere come minimo una sottoscrizione gratuita ADC per poter scaricare i software per sviluppatori).

Dopo quattro ore di uso piuttosto intenso, nessun problema, nessuna chiusura inaspettata, né altre sorprese strane. L’interfaccia grafica è identica a Safari 3.1.1. La velocità e la reattività mi paiono superiori. Finora non ho notato nuove preferenze o funzionalità, eccetto una, che mi sembra una gran cosa. Nel menu File (Archivio) è presente una nuova voce: Save as Web application. In pratica serve a trasformare un sito Web in un’applicazione a sé stante. Esempio: sono andato su http://www.wordreference.com e ho fatto File > Save as Web application. Nella cartella Applicazioni si è creata una sottocartella “Safari Web Applications” in cui è stata creata l’applicazione “wordreference.app” (in realtà Safari usa il titolo del sito, in questo caso “English to French, Italian…”, ma ci siamo capiti). Facendo doppio clic sull’applicazione, ecco che appare il sito in una sorta di browser semplificato che lo contiene, e finché si ha un collegamento Internet, il sito è usabilissimo. È un concetto analogo al ritagliare un clip Web per Dashboard, solo che invece di un widget si ha un’applicazione funzionante.

webapp-es.png

Ecco l’applicazione Web creata partendo dal sito wordreference.com

webapp-icon.png

Ecco l’icona dell’applicazione Web: notare che il documento è una piccola anteprima della home page del sito

Per il mio lavoro trovo comodo avere un sito come wordreference.com accessibile come applicazione Web separata invece di averlo come uno dei tanti pannelli aperti in Safari. Una funzione del genere può essere anche utile per chi utilizza il Mac in luoghi aperti al pubblico come “punto informativo”: si va al sito dell’azienda o dell’ente pubblico, si crea l’applicazione Web del sito, e ai visitatori si presenta quella invece del browser, così possono navigare soltanto all’interno del sito.

Da .Mac a MobileMe: FAQ in italiano

Mele e appunti

Apple ha messo a disposizione una serie di domande frequenti sul suo sito: .Mac to MobileMe transition FAQ, ma per ora è disponibile solo in inglese, francese, tedesco e giapponese. Ho pensato di fare cosa gradita traducendola in italiano e pubblicandola qui. Tutti i link contenuti nella FAQ ovviamente continuano a puntare a materiale in lingua inglese.

[Il testo originale del seguente articolo è Copyright Apple, Inc. 2008]

Che cos’è MobileMe?
MobileMe è il nuovo servizio Internet di Apple per Mac, iPhone, iPod touch e PC che conserva le migliori funzioni di .Mac e ne aggiunge molte altre. Con MobileMe potrete continuare ad avere dei servizi che sfruttano l’integrazione con il Mac, come iDisk e la condivisione delle foto di iPhoto ’08. Avrete inoltre una suite di nuove applicazioni Web all’indirizzo me.com; push email, push contacts e push calendar; e 20 GB di spazio online.

Per ulteriori informazioni sulle caratteristiche di MobileMe, date un’occhiata alla Mac Transition Overview e guardate il MobileMe Guided Tour.

Quando avverrà l’aggiornamento a MobileMe?
La transizione avverrà ai primi di luglio, quando MobileMe andrà online. Al vostro indirizzo mac.com sarà inviata un’email che informerà del cambio di servizio quando l’aggiornamento sarà effettivo.

Che cosa sarà della mia sottoscrizione al servizio .Mac?
La vostra sottoscrizione a .Mac verrà automaticamente aggiornata a MobileMe senza costi aggiuntivi.

MobileMe funzionerà con il mio Mac nello stesso modo in cui funziona .Mac?
Sì. Con MobileMe potrete continuare a utilizzare funzionalità che sfruttano l’integrazione completa con Mac OS X e iLife, come:

  • Torna al Mio Mac
  • Accesso a iDisk dal Finder
  • Pubblicazione di siti con iWeb
  • Sincronizzazione Mac-Mac di contatti, calendari, bookmark, ecc.
  • Condivisione di foto e filmati direttamente da iPhoto ’08 e iMovie ’08
  • .

    Quanto aumenterà il mio spazio online con l’aggiornamento a MobileMe?
    Con MobileMe otterrete il doppio dello spazio ora disponibile con .Mac:

  • Lo spazio disponibile per una sottoscrizione individuale raddoppierà da 10 a 20 GB.
  • I Family Pack ora avranno 40 GB di spazio: 20 GB per l’account principale e 5 GB per ognuno dei sotto-account.
  • Se avete acquistato un’estensione di spazio online, anche questa verrà aggiornata senza costi aggiuntivi:

  • Un upgrade di 10 GB ora sarà di 20 GB. Il vostro nuovo spazio totale sarà di 40 GB.
  • Un upgrade di 20 GB ora sarà di 40 GB. Il vostro nuovo spazio totale sarà di 60 GB.
  • Nota: l’aumento di spazio entrerà in vigore dopo il lancio di MobileMe, e potrebbero passare fino a 10 giorni prima che sia visibile in tutti gli account.

    Potrò continuare a utilizzare il mio indirizzo email mac.com?
    Sì. Potrete continuare a utilizzare il vostro attuale indirizzo email mac.com per inviare e ricevere posta, proprio come fate ora. Se avete abilitato degli alias email mac.com, anch’essi continueranno a funzionare.

    Potrò utilizzare un indirizzo email me.com, se voglio?
    Certo. Oltre al vostro indirizzo mac.com, vi sarà assegnato anche un indirizzo me.com con lo stesso nome utente quando MobileMe sarà disponibile. Per esempio, se il vostro indirizzo email attuale è emilia_bianchi@mac.com, vi verrà assegnato emilia_bianchi@me.com. Potete inviare posta da qualsiasi indirizzo sceglierete. La scelta è vostra. Continuerete a ricevere email inviate al vostro indirizzo mac.com, per cui non perderete nessuna email.

    Quali browser Web posso utilizzare con MobileMe?
    Le applicazioni Web di MobileMe sfruttano le tecnologie Web più avanzate, pertanto occorre servirsi di un browser aggiornato:

  • Sul Mac: Safari 3 o Firefox 2.
  • Sul PC: Safari 3, Firefox 2 o Internet Explorer 7.
  • .
    Con quali versioni di Mac OS X funziona MobileMe?
    Su Mac, MobileMe richiede le versioni più aggiornate di Mac OS X 10.5 Leopard o di Mac OS X 10.4 Tiger (utilizzate Aggiornamento Software per aggiornare il sistema alla versione più recente).

    Che cosa è necessario sul mio iPhone o iPod touch per utilizzare MobileMe?
    Dovrete aggiornare alla versione 2.0 (o successiva) del software per abilitare push email, push contacts, push calendar e push bookmarks. Questo aggiornamento software sarà disponibile al lancio di MobileMe.

    Che cosa accadrà alla posta archiviata su .Mac?
    Potrete accedere a tutta la vostra posta con MobileMe Mail. Non dovrete fare nulla di speciale. I contatti nella Rubrica Indirizzi .Mac saranno disponibili anche in MobileMe Contacts.

    Che cosa accadrà ai miei file conservati su iDisk?
    Tutti i vostri file saranno disponibili su MobileMe iDisk.

    Potrò continuare a usare Backup con MobileMe iDisk?
    Sì. Backup 3.1.2 continuerà a funzionare con MobileMe.

    Che cosa accadrà ai miei siti iWeb? Cambieranno gli URL?
    Il vostro sito iWeb continuerà a esistere allo stesso URL di prima, e in più gli verrà dato un nuovo URL nel dominio me.com. Per esempio, web.mac.com/emilia_bianchi/ continuerà a funzionare, e in più sarà disponibile web.me.com/emilia_bianchi (entrambi porteranno allo stesso sito). Se avete impostato un dominio personale per il vostro sito iWeb, continuerà a funzionare senza che dobbiate modificare alcuna impostazione con il vostro registrar.

    E la mia Web Gallery?
    La vostra Web Gallery sarà sempre disponibile allo stesso URL e in più le verrà dato un nuovo URL me.com. Per esempio, gallery.mac.com/emilia_bianchi/ continuerà a funzionare, e in più sarà disponibile gallery.me.com/emilia_bianchi (entrambi porteranno allo stesso sito).

    Il passaggio a MobileMe avrà delle ripercussioni su altre funzioni di .Mac?
    Come parte di questa transizione a MobileMe, alcune funzioni di .Mac saranno abbandonate: l’accesso Web ai bookmark (la sincronizzazione dei bookmark fra i vostri Mac o PC continuerà a essere supportata), iCards, .Mac slides, e il supporto di sincronizzazione per Mac OS X 10.3 Panther.

    Come posso ottenere i bookmark che ho archiviato su .Mac?
    MobileMe continuerà a sincronizzare i bookmark fra più computer e a passarli (push) sul vostro iPhone o iPod touch. Tuttavia, dopo il lancio di MobileMe, non sarete più in grado di accedere all’applicazione Bookmarks sul Web. Se avete dei bookmark conservati in .Mac, assicuratevi di sincronizzarli con il vostro Mac prima del lancio del servizio MobileMe per evitare di perderli. Per maggiori informazioni, leggere questo articolo.

    Continueranno a funzionare le mie slide .Mac?
    Le immagini conservate nella cartella Pictures di iDisk continueranno ad apparire in Salvaschermo nelle Preferenze di Sistema, ma il .Mac slides publisher non sarà più disponibile.

    Che cosa sta succedendo al Learning Center?
    Learning Center è stato originariamente ideato per aiutarvi a imparare a usare .Mac e a ottenere il meglio dal vostro Mac. Come parte di questa transizione da .Mac, con MobileMe sarà compresa una serie di tutorial disponibili su Apple.com, e una serie di approfonditi contenuti d’aiuto su me.com. Potete anche visitare www.apple.com/findouthow per visionare una serie di tutorial gratuiti che vi insegneranno le basi del Mac e vi daranno suggerimenti su come lavorare con foto, filmati, musica e molto altro.

    Che cosa accadrà a www.mac.com?
    MobileMe avrà una nuova ‘casa’ all’indirizzo www.me.com dove troverete una suite di applicazioni Web che hanno il tipico look and feel delle applicazioni Mac. Se andate su mac.com, verrete reindirizzati alla pagina di login su me.com. Consigliamo di aggiornare i bookmark in modo che puntino direttamente a me.com quando MobileMe sarà disponibile.

    Potrò continuare a utilizzare il mio ID mac.com come Apple ID?
    Sì. Il vostro ID @mac.com continuerà a funzionare come Apple ID per effettuare acquisti su iTunes Store e sullo Apple Store online, nonché con le stampe Apple create con iPhoto o Aperture. Quando MobileMe sarà attivo, potrete continuare a utilizzare l’ID @mac.com oppure il nuovo ID me.com come Apple ID. Entrambi i nomi avranno accesso al medesimo ID.

    Posso continuare a utilizzare il mio ID mac.com per iChat?
    Il vostro ID @mac.com continuerà a funzionare con iChat. Potrete anche utilizzare il nuovo ID @me.com, tuttavia sarà separato dal vostro ID mac.com di iChat e funzionerà soltanto se la sottoscrizione MobileMe è attiva.

    Ho una confezione .Mac acquistata in negozio: posso ancora utilizzarla per attivare un account?
    Certo. Andate su www.mac.com/activate e inserite il vostro codice per iniziare l’attivazione. L’account verrà automaticamente aggiornato a MobileMe quando il nuovo servizio sarà attivo.

    Che cosa apparirà?

    Mele e appunti

    Daring Fireball: The Ins and Outs of Snow Leopard: In questo articolo scritto ieri, Gruber riassume i punti cruciali che dovrebbero caratterizzare Snow Leopard, ovvero la versione work in progress di Mac OS X 10.6 che dovrebbe essere presentata oggi alla WWDC 2008.

    I capisaldi di OS X 10.6 dovrebbero essere:

    Fine del supporto per processori PowerPC

    Una decisione che non piacerà, e personalmente mi sembra troppo presto, ma le fonti da me interpellate sostengono che sarà così. Perché questa mossa da parte di Apple, che sicuramente andrà a inimicarsi i possessori di hardware PowerPC ancora di tutto rispetto [i PowerMac G5 più veloci]? Bisogna tener presente alcuni fattori: (a) Snow Leopard non verrà commercializzato prima dell’anno prossimo, e a quel punto anche i Mac con processore PowerPC più nuovi avranno almeno tre anni; (b) lasciarsi alle spalle la piattaforma PowerPC significa semplificare sensibilmente lo sviluppo e il controllo qualità di Snow Leopard; e (c) forse Apple giocherà la carta dell’avanzamento tecnico, sostenendo per esempio che terminando il supporto PowerPC è possibile implementare alcuni miglioramenti prestazionali che possono funzionare soltanto su hardware Intel.

    Un sistema a 64 bit puro

    […] Io però non credo che questo significhi che Apple intenda abbandonare il supporto a 32 bit dal sistema operativo. Anzitutto, molti Mac con processore Intel (come il più vecchio Core Duo, a differenza del Core 2 Duo) non includono nemmeno il supporto a 64 bit. Abbandonare il supporto ai processori PowerPC è una mossa aggressiva; abbandonare il supporto per macchine Intel che hanno appena 18 mesi sarebbe da pazzi. […]

    Applicazioni Cocoa pure al 100%”

    È una frase che sta circolando molto in riferimento al keynote di domani [oggi] alla WWDC. L’interpretazione che alcuni hanno dato di queste parole è che le API Carbon verranno eliminate da Snow Leopard, ma non ne sono tanto convinto. Lo scorso anno Apple ha eliminato Carbon a 64 bit da Leopard — segno evidente che l’attenzione di Apple è incentrata sull’ambiente Cocoa. Ma abbandonare una funzionalità pianificata per il futuro come Carbon a 64 bit è cosa ben diversa dall’abbandonare Carbon in toto.

    Anche se si considerano solamente le applicazioni Microsoft e Adobe, un Mac OS X 10.6 privo di Carbon non mi sembra realizzabile. Se vi pareva un incubo quando Photoshop ed Excel giravano soltanto sotto Rosetta, immaginatevi se non girassero affatto. È inammissibile.

    La mia interpretazione della frase “Applicazioni Cocoa pure al 100%” è che si tratti di un avvertimento per gli sviluppatori: non che siano obbligati a utilizzare API Cocoa “pure” per le loro applicazioni, ma che dovrebbero farlo, che vi sono dei vantaggi a livello di prestazioni ed efficienza non raggiungibili servendosi di altre API […]

    Multi-touch

    Le nuove funzioni gestuali introdotte quest’anno sui trackpad dei MacBook non sono il multi-touch, almeno nel senso in cui lo si intende sull’iPhone. La meraviglia dell’interfaccia utente di iPhone è lo schermo sensibile al tocco. Non mi aspetto di vedere dei Mac con schermi touch-screen, né ora né mai. Computer con uno schermo sensibile al tocco prodotti da Apple e su cui gira OS X? Questo sì, magari anche presto. Ma non Mac OS X. L’interfaccia utente, molto semplicemente, non è progettata né ottimizzata per gestire il multi-touch. Aggiungere il supporto touch-screen a un’interfaccia utente pensata per un’interazione tradizionale basata su mouse e tastiera è un’idiozia (cfr. le recenti demo di Microsoft Windows 7)

    Non ci saranno nuove feature

    Gli aggiornamenti maggiori della versione di un sistema operativo (o anche di un’applicazione) hanno sempre puntato sull’aggiunta di nuove funzioni, non sul miglioramento di feature già esistenti. Perché? Perché la gente paga per avere nuove funzioni. E quindi, come potrebbe vendere Jobs questa idea dell’assenza di nuove feature? Un modo potrebbe essere quello di non vendere nulla e annunciare che Snow Leopard sarà un aggiornamento gratuito (o molto economico).

    Ma a mio parere potrebbe esserci un’altra strategia. Qual è la grande attrattiva di Mac OS X rispetto a Windows? Il fatto che abbia più feature? No. È l’eleganza, la maggiore semplicità, la maggiore efficienza e affidabilità. Perciò posso immaginarmi Jobs sul palco dicendo che Apple sta facendo lavorare i suoi migliori ingegneri a un progetto che si svolgerà nell’arco di un anno e che si concentreranno solo sui miglioramenti. Vista potrà anche non essere maltrattato dalla stampa, ma la percezione del pubblico è che queste siano proprio le parti di Vista più deludenti. Apple potrebbe quindi sfruttare con la stampa il proprio vantaggio attuale esaltando l’efficienza, l’eleganza, la semplicità e l’affidabilità.

    (Mio commento in chiusura proprio su quest’ultimo aspetto: se Apple farà davvero così, già li sento i piagnistei di quelli che lamenteranno l’ennesima “truffa” di Apple, che venderà un sistema operativo a più di 120 Euro “e stavolta senza neanche uno straccio di nuova funzione”. Molti hanno criticato certe nuove feature di Leopard, dicendo che erano solo sciocchezze estetiche e superficiali; vediamo che diranno quando uscirà Mac OS X 10.6 con niente di nuovo in superficie, ma molto di nuovo e sostanzioso “sotto il cofano”. Sempre ammettendo che le previsioni di Gruber siano fondate).

    Il bello di non usare Word

    Mele e appunti

    Microsoft Word: per riassumere in poche parole la mia storia con questa applicazione, ti amo e poi ti odio e poi ti amo… e poi, naturalmente, ti odio. Sul primo Mac che ho posseduto usavo, se non ricordo male, un software che si chiamava WriteNow. Lo usavo semplicemente perché, avendo acquistato il Mac di seconda mano, WriteNow era già installato. Poi, con l’acquisto di un altro Mac di seconda mano (un PowerBook 150, unico Mac della mia collezione che riuscii a rivendere, ma per una buona causa: passare a un PowerBook Duo 280c), ebbi la fortuna di ricevere in omaggio parecchio software su floppy originali, fra cui WordPerfect. Un gran programma, tuttora installato sul Classic e sul PowerBook 5300.

    Ma il vero ‘hit’ sui Mac classici (diciamo pre-Mac OS 8 ) fu indiscutibilmente Word. Mi sia concesso di dire che Word 5.1a è la versione migliore di Microsoft Word mai vista sulla piattaforma Macintosh. Stabile, veloce, sufficientemente leggera (in quanto a dimensioni e occupazione della memoria) e senza quelle 256.350 inutili funzioni delle versioni successive. E dato che la mia macchina principale nel periodo 1993–1995 è stata un PC — è una lunga storia, sarà per un’altra volta — già che sono in vena di dichiarazioni, niente batte Microsoft Word 2.0 sotto Windows 3.11. Con Word 2.0 in questa configurazione ho prodotto qualcosa come 320 floppy zeppi di documenti, e in cinque anni non ho mai dovuto reinstallarlo partendo dai floppy originali (che furono danneggiati, insieme ad altro materiale, a causa di un allagamento delle cantine).

    Quella, però, era un’epoca di compartimenti stagni. Il Web non c’era, e se c’era era giovane e costoso. Lavoravo sia in ambito Mac che in ambito PC, e il passaggio di lavori avveniva in forma sostanzialmente autistica. Su PC c’erano Word e Publisher, e se dovevi passare documenti di testo a un collega, o cliente o capo, nel 99,9% dei casi costui aveva un PC con la stessa identica versione di Word. Molte cose venivano direttamente stampate e consegnate, o inviate per posta. Dall’altra parte non c’era tutta questa esigenza di avere il documento in formato elettronico, almeno agli inizi. Su Mac usavo software che utilizzavano tutti gli appartenenti al flusso di lavoro che veniva svolto con il Mac: Aldus Pagemaker, QuarkXPress, Word, WordPerfect, LetraStudio, FileMaker. Finché tutto avveniva su canali distinti e paralleli, non ci si poneva nemmeno il problema della compatibilità. E quando, occasionalmente, il tal file WordPerfect doveva essere letto da un Word per Windows, o il file Excel per Windows doveva essere letto da un Excel 4 per Mac, si utilizzavano i convertitori messi a disposizione dai programmi stessi; nei casi più bizantini c’era (ricordate?) MacLinkPlus.

    Avanti veloce fino a oggi. Sono passati quasi 15 anni, sono stati fatti dei progressi in fatto di compatibilità, ma per certe cose non abbastanza. Vorrei tanto liberare il mio Mac principale da ogni traccia di software Microsoft, ma mi tocca tener parcheggiato un Office 2004 grazie ad alcuni clienti irriducibili che usano Word su PC Windows e non si (s)muovono neanche di un metro, nemmeno quando si tratta di risolvere banali problematiche di formattazione. Con tutta l’involuzione che Microsoft ha seguito da Windows 98 in avanti, è incredibile che nel 2008 possano ancora esserci incongruenze nella formattazione di documenti, problemi con font delle stesse famiglie, e quant’altro, solo perché un documento è stato scritto con Word 97 e viene letto da un Word 2000, o scritto con Word 2003 su Windows e letto da un Word 2004 su Mac (o quel che l’è… cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia). Io cerco di fare opera di sensibilizzazione verso formati più innocui e riconosciuti (che male c’è a usare il testo puro se il documento non fa uso di grassetti, corsivi, e altre formattazioni? Che male c’è ad attenersi al RTF quando le formattazioni sono minime, così che entrambe le parti si evitano patemi e mal di testa?), ma non c’è niente da fare.

    Episodio concreto: consegna di una serie di documenti da centomila battute circa l’uno. È roba tecnica e arida, il 90% della quale deve essere inserito in un sito Web, ergo non vi sono corsivi, grassetti, cambi di font (e nemmeno di dimensioni dei font), eccetera. Il committente non usa Mac. Non sto a utilizzare Word 2004 per un lavoro di questo tipo. Come ho già detto, Word 2004 sul mio Mac viene impiegato solo ed esclusivamente come strumento di lettura, salvataggio, conversione, scambio. È pachidermico, è troppo farcito di pulsanti, menu e funzioni, la maggioranza dei quali per me è materia oscura. Perfino certe icone della barra strumenti sono criptiche. Solo sfogliando il pannello delle opzioni mi è venuto un capogiro. Va beh, ci siamo capiti. Tornando a bomba, siamo a fine aprile e io consegno tutto il materiale, scritto in BBEdit e salvato come una serie di file testo puro. Il cliente mi conferma la ricezione del materiale e io posso farmi ricoverare in ospedale con tranquillità (per chi non sapesse che cosa c’entri l’ospedale, si legga questo post). Passato il finesettimana e acceso il cellulare il lunedì, mi ritrovo una serie di SMS angosciati di detto cliente: “Dove sei?”, “Hai ricevuto la mia email?”, “Mi rispondi?”, “Qui è un pasticcio! Puoi rispedire il materiale?”

    Chiamo il cliente e gli spiego dove mi trovo e quel che mi sta succedendo. Fregandosene altamente del mio stato di salute, l’unica sua preoccupazione sembrano essere i geroglifici (parole sue) che inondano i documenti che gli ho inviato. Invece delle lettere accentate ci sono punti interrogativi o altri simboli esoterici. “Tranquillo, prendi fiato”, gli dico, “è il set di caratteri! Io ti ho inviato dei file di testo scritti in UTF‑8 e tu li hai aperti con il set occidentale Windows Latin 1. Cambia il set e sei a posto”. Pausa di silenzio oltretombale, poi un debole “Eh? Come cambio che? Sono su Word per Windows”. Gesù aiutami tu. Se a questo punto qualcuno mi sta gridando “Te la sei cercata”, vorrei difendere la mia scelta di scrivere quella documentazione in formato UTF‑8: nei vari documenti tecnici che compongono il lavoro che ho consegnato, vi sono dei passaggi scritti in altre lingue, vengono utilizzati caratteri e accenti non italiani, e quindi mi sembrava ovvio scegliere UTF‑8 e non, per dire, Mac Roman. Insomma, per farla breve, ho dovuto chiedere a mia moglie di portarmi il PowerBook in ospedale, importare tutto in Word 2004, modificare, salvare e, visto che non c’era connessione Internet, passare i documenti su una chiavetta USB, dare la chiavetta a mia moglie e chiederle di tornare a casa e inviare i documenti dal suo computer.

    E dunque, perché questo post si intitola Il bello di non usare Word? Ohibò, perché quando devo inviare documenti di testo a persone che non hanno Word (o che, se l’hanno, sanno anche come usarlo), posso comporli in qualsiasi editor di testi o word processor e problemi non ce ne sono. Posso usare liberamente TextEdit, BBEdit, Tex-Edit Plus, TextWrangler, Pages… Posso usare formati universali che tali applicazioni gestiscono correttamente, e che non danno problemi in fase di scambio nemmeno se dall’altra parte c’è un sistema non-Mac. Con Word in quindici anni siamo andati indietro e oggi persone come quel mio cliente si perdono in un bicchier d’acqua persino con semplici file di testo non formattato.

    Per chi ama la storia di Apple

    Mele e appunti

    Modern Mechanix: A behind-the-scenes look at the development of Apple’s Lisa: Avevo già segnalato il sito Modern Mechanix qualche tempo fa. Per chi ama riscoprire articoli e curiosità tratti da riviste vecchie di decadi (e se la cava con l’inglese), questo sito è una piccola miniera.

    L’articolo in questione è un’interessantissima intervista apparsa su Byte nel numero di febbraio 1983. Gli intervistati sono tre figure di spicco del team di sviluppo del Lisa: Wayne Rosing, Bruce Daniels e Larry Tesler. L’intervista è lunga e approfondita, e si estende per 12 pagine: una lunghezza inconcepibile nelle attuali riviste di informatica, ma erano altri tempi, mi verrebbe da dire migliori in fatto di qualità e cura degli articoli. Ma sto divagando. Bocconcini gustosi da tradurre ve n’è fin troppi, e ad avere tempo dovrei tradurre tutto. Il brano che segue parla della nascita del tasto Comando identificato con la sola icona della mela. Ricordiamoci: qui siamo prima dell’avvento del Macintosh e della scelta di usare anche il simbolo ⌘, che fu di Susan Hare (disegnatrice delle icone del Mac).

    BYTE: Il fatto che abbiate tenuto conto dei test [le prove a cui avevano sottoposto svariati utenti inesperti per raffinare l’interfaccia utente] è buona cosa per il prodotto finale. I cambiamenti nella tastiera, per esempio. Quanto recentemente avete deciso di modificare la tastiera per l’ennesima volta?

    Tesler: Vi sono stati parecchi cambiamenti. Quelli in risposta alle prove con gli utenti hanno riguardato modifiche al tastierino numerico così che avesse i tasti con le frecce, in modo da potersi muovere all’interno della tabella in Lisa Calc. Quei test risalgono a gennaio 1982, credo.

    Rosing: Sì, gennaio, e a marzo decidemmo di effettuare i cambiamenti.

    Tesler: Quella modifica era limitata al cambiare le denominazioni sui tasti. L’altro cambiamento riguarda il numero di tasti presenti sulla tastiera, e fu effettuato soprattutto per favorire le vendite internazionali, anche se in effetti migliorò l’interfaccia utente per quanto riguarda la posizione del tasto Enter (Invio) e del tasto di opzione per i caratteri estesi, che serve appunto ad accedere a set di caratteri estesi. Tali modifiche vennero implementate all’incirca nello stesso periodo.

    Rosing: La cosa interessante è che ci trovavamo in una fase del progetto in cui la decisione di apportare anche quel che sembra un piccolo cambiamento impiegava sei mesi a farsi strada fino all’attuazione pratica. Perché non si tratta di una semplice modifica ingegneristica: riguarda la costruzione, la strumentazione, la documentazione.

    Daniels: Poi vi fu quel cambiamento di nomenclatura, a giugno o a luglio — il tasto Mela. Quando lo facemmo?

    Tesler: Luglio, e si può vedere in concreto solo adesso.

    BYTE: Un cambiamento di nomenclatura?

    Tesler: C’erano due tasti con sopra scritto Command [nella versione precedente della tastiera]. La nuova versione ne ha uno solo, e invece della scritta Command (Comando) si può vedere una piccola icona Apple. Questo perché il tasto viene utilizzato come scorciatoia per la scelta di un comando di menu. Se si osserva un menu, sul lato destro di ogni voce viene indicata una scorciatoia: il simbolo Apple e una lettera. Tenendo premuto il tasto Mela e quella lettera, si otterrà il comando. Non siamo riusciti a trovare un altro sistema per simboleggiare il tasto Command che stesse così bene in un menu e fosse immediatamente riconoscibile. Abbiamo provato di tutto. Alla fine abbiamo deciso che la Mela aveva un aspetto gradevole, e che era una soluzione efficace per descrivere la scorciatoia — “Mela X”, “Mela R”, ecc., suonavano bene — e in più fissa il nome Apple (Mela) nella testa dell’utente, invece di cose come “Control” e simili. È un simbolo che sarà riconoscibile da chiunque utilizzi Lisa, e quindi abbiamo deciso di metterlo sia sulla tastiera che sullo schermo. Per finire in tempo il disegno dell’icona così da poter fornire le macchine con le tastiere nuove agli utenti dei test, e poter ricavare delle risposte dai test, questo cambiamento doveva essere fatto entro una certa data. La decisione fu presa solo qualche ora prima della scadenza.

    BYTE: Vi saranno dunque due tasti Command senza alcuna scritta su di essi?

    Tesler: No, solo uno. Abbiamo studiato molte tastiere, fra cui quelle di IBM e di DEC, e abbiamo visto che tutte sono fornite di un unico tasto Command o Control sul lato sinistro. Volevamo inoltre inserire un tasto Enter nella parte principale della tastiera poiché ci sarebbe piaciuto poter offrire una configurazione in cui una tastiera alfabetica e una numerica siano indipendenti — per esempio per un’impresa che svolge unicamente lavori di word processing. I word processor non hanno bisogno della funzione Clear, ma della funzione Enter sì, pertanto volevamo il tasto Enter nella parte principale della tastiera; in questo modo, anche chi non dispone di un tastierino numerico può battere Enter. Sulle tastiere IBM e DEC il tasto Enter è standard; su molte tastiere, quella è la posizione standard del tasto Enter. Quindi abbiamo deciso di allinearci con altre compagnie. Il tasto Enter ci dà anche la possibilità di eliminare il tastierino numerico senza perdere una funzione importante. E poi i tasti Opzione sono stati disposti a fianco, e a quel punto abbiamo deciso che servivano due tasti Opzione, uno sinistro e uno destro, perché venivano utilizzati in maniera molto simile ai tasti Shift (Maiuscole) durante la battitura, e in Europa sarebbe stato molto importante poter dattiloscrivere alfabeti stranieri per la corrispondenza internazionale, simboli matematici, e altri caratteri speciali. Per cui abbiamo dovuto instaurare dei compromesi. Non volevamo continuare ad aggiungere due tasti doppi per ogni funzione, quindi abbiamo deciso una serie di priorità e ci siamo avvicinati di molto allo standard industriale. Ora abbiamo un tasto Mela, un tasto Enter e due tasti Opzione.

    Giusto per avere un aiuto visuale così da capire esattamente la disposizione dei tasti sulla tastiera del Lisa, ecco una foto (clic per ingrandire). Interessante il confronto con la nuova tastiera alluminio ultrapiatta. Per chi non ci avesse fatto caso, nelle attuali tastiere Apple, il simbolo Mela sul tasto Command (Comando) è scomparso. Ora è tornata la scritta “Command” a fianco del simbolo ⌘. Corsi e ricorsi storici…

    (Photo by Blake Patterson — made available under a Creative Commons licence)