Choices are distractions

Tech Life

Rands for me is always a must-read. What I like about him is that, unlike too many other people out here on the Web, he only updates his blog when he has actually something to say. And you can appreciate that something or not, you may agree with him or not, but you cannot deny that his writing is carefully thought out and thought-provoking.

These months I have been struggling again with the dreaded writer’s block. My kind of block, I think, isn’t really content-related. I have indeed many ideas for many stories to write. My block has more to do with lack of time combined with a sort of information overload surrounding me which makes me take more and more ‘mental sticky notes’, and then leaves me without time or opportunity to expand them into something structured and fluid.

In his article, A Creative Soundtrack, speaking of writing tools, Rands writes:

For first drafts, I use one of two tools: a Moleskine notebook or TextEdit.

The choice of which to use often comes down to location. Is where I’m currently sitting MacBook Pro friendly or not? If that answer is yes, I’ll fire up TextEdit and get started. As sophisticated tools go, TextEdit is bare bones. It’s just a simple text editor (Sentinel, 15 pt, FTW) that allows me to do rich text editing, search and replace, bold, italics, and the occasional underline.

That’s it. No macros, no line numbers, no revision control, just pure writing simplicity.

This requirement of simplicity is rooted in my belief that choices are distractions and distractions are the leading cause of you not writing.

The emphasis is mine, it’s where Rands ‘nails it’. The answer is there, for me and my block. Distractions, in my case, spawned by an excess of external inputs that all look interesting and stimulating and promising and leading to links and links and other links. I used to fool myself into thinking I could multitask. Now I’ve established I simply cannot. The key to understand how I function as a writer is once again wonderfully explained by one of my favourite authors, Neal Stephenson, in his famous piece titled Why I am a Bad Correspondent:

[…] Writing novels is hard, and requires vast, unbroken slabs of time. Four quiet hours is a resource that I can put to good use. Two slabs of time, each two hours long, might add up to the same four hours, but are not nearly as productive as an unbroken four. If I know that I am going to be interrupted, I can’t concentrate, and if I suspect that I might be interrupted, I can’t do anything at all. Likewise, several consecutive days with four-hour time-slabs in them give me a stretch of time in which I can write a decent book chapter, but the same number of hours spread out across a few weeks, with interruptions in between them, are nearly useless.

The productivity equation is a non-linear one, in other words. This accounts for why I am a bad correspondent and why I very rarely accept speaking engagements. If I organize my life in such a way that I get lots of long, consecutive, uninterrupted time-chunks, I can write novels. But as those chunks get separated and fragmented, my productivity as a novelist drops spectacularly. What replaces it? Instead of a novel that will be around for a long time, and that will, with luck, be read by many people, there is a bunch of e‑mail messages that I have sent out to individual persons, and a few speeches given at various conferences.

That is not such a terrible outcome, but neither is it an especially good outcome. The quality of my e‑mails and public speaking is, in my view, nowhere near that of my novels. So for me it comes down to the following choice: I can distribute material of bad-to-mediocre quality to a small number of people, or I can distribute material of higher quality to more people. But I can’t do both; the first one obliterates the second. […]

During my most prolific years (1990–1999), I basically wrote using pen & paper, then copying the manuscripts on my trusty Olivetti ETP 56 electric typewriter. On the computer I did everything else. They were two separate activities and I managed to carry out both rather efficiently. In the next decade, the Web got more and more full of content and information to browse, read, and waste time with; at the same time I started my freelancing as a translator, and that meant more hours of work spent before a computer. Merging the two activities — writing and working+using the Internet — simply sounded handier and more practical. But alas, after some time I realised that, from a creativity standpoint, it was not so.

So here I am, badly needing to separate things again, and hunting for those (hopefully) vast, unbroken slabs of time Stephenson mentions. One of my most important resolution for next year is to resort to my vintage writing corner as often as I can.

A tutti i Newton: il 2010 si avvicina

Mele e appunti

Oggi compreso, mancano cinque giorni alla fine del 2009. Ricordo a chi tuttora possiede e utilizza un Apple Newton con sistema operativo Newton OS 2.x (quindi MessagePad 2000 e 2100, eMate 300) che — se non l’ha ancora fatto — è arrivato il momento di applicare la patch che risolve il bug del 2010. In realtà, pare che ci sia tempo fino al 5 gennaio, ma prima si fa, prima ci si toglie il pensiero.

Il bug del 2010? Di che si tratta? La risposta brevissima: il Newton con sistema 2.x non è in grado di gestire correttamente date successive al 2010, e quindi va in tilt. Fortunatamente la comunità Newton annovera fra i suoi membri più importanti il buon Eckhart Köppen, il quale nei mesi scorsi si è occupato di creare e perfezionare una patch di sistema (lavoro tutt’altro che semplice) da applicare ai modelli di Newton colpiti dal problema. Per maggiori informazioni rimando a questo mio articolo, il quale a sua volta contiene link ad altri due articoli per chi volesse approfondire ulteriormente la questione.

Ho notato che nel frattempo i passi da seguire per la corretta installazione della patch sono leggermente cambiati, pertanto ritraduco la sezione Installazione, già tradotta nel mio articolo di maggio.

I passi da compiere per l’installazione:

  1. Per il MessagePad 2000, congelare o disinstallare tutte le applicazioni, e togliere eventuali schede di memoria inserite nel dispositivo, per liberare quanta più memoria possibile.
  2. Creare un backup del Newton.
  3. Se si è già installato un altro software per sistemare il problema dell’anno 2010, come il pacchetto Fix2010, utilizzare il tool diagnostico per eliminare tutti gli allarmi, quindi rimuovere il pacchetto dal cassetto Extra del Newton.
  4. Se il Newton è aggiornato alla patch 710031 (controllare facendo tap sul pulsante [i] e scegliendo ‘Memory Info’) utilizzare l’utility Patch Remover per rimuovere questa patch.
  5. Installare il pacchetto Patch.pkg e riavviare il Newton

Confrontando il vecchio e il nuovo processo di installazione, l’unico cambiamento degno di nota sembra essere lo strumento da utilizzare per l’eventuale rimozione della patch 710031 presente sul Newton. Da notare anche che si fa menzione del MessagePad 2000, sul quale è davvero necessario liberare più memoria possibile altrimenti l’applicazione della patch 71J059 non andrà a buon fine (ricordo che il MP2000 ha solo 1 MB di RAM, contro i 4 MB del MP2100).

Un altro cambiamento: nella pagina che riassume il problema del 2010 per il Newton ora si possono notare patch differenti a seconda dei dispositivi. Fate quindi attenzione alle patch da scaricare.

Se avete un MessagePad 2000 o 2100, la patch è la 71J059.
Se avete un eMate 300, la patch è la 73J186.
Se avete un MessagePad 2100 con sistema operativo in tedesco, la patch è la 74J185.

Per non incorrere in confusione sui file da scaricare da SourceForge, suggerisco di accedere a questa pagina, che elenca tutte le applicazioni rese disponibili da Eckhart Köppen / 40hz.org, ed espandere la cartellina Patches: si vedranno gli archivi ZIP rilevanti.

Un altro punto che può generare confusione: se sul nostro Newton è presente la patch 710031, che cosa bisogna usare per rimuoverla? Patch Remover.pkg oppure 717260 Install Override.pkg, quest’ultimo già compreso nell’archivio ZIP con la nuova patch da applicare? La documentazione è un tantino fuorviante a tutta prima. Sembra che quando la patch fu approntata qualche mese fa, lo strumento da usare fosse 717260 Install Override, ma a oggi, da quel che si evince dai file README allegati al software, sembra proprio che vada utilizzato Patch Remover per eliminare qualsiasi patch di sistema precedentemente installata, mentre 717260 Install Override serve a reinstallare la patch di sistema 717260 in caso vi siano problemi dopo l’installazione della nuova 71J059.

(Per chi fosse ancora più confuso da tutti questi numeri, faccio un breve riassunto: considerateli come numeri di build del sistema operativo Newton OS. L’ultima build prodotta da Apple negli Anni Novanta, prima della cancellazione del Newton, è stata la 717260, ed è quella che la maggior parte degli utenti dovrebbero ritrovarsi a tutt’oggi. La 710031 è successiva, ed è stata sviluppata da Paul Guyot nel 2000 per sistemare, fra le altre cose, un bug nel sistema di ricerca dell’applicazione Newton Works. Per ragioni ignote, le nuove patch di Köppen sono incompatibili con la 710031 di Guyot, quindi è necessario riportare il Newton alla versione anteriore — 717260 — per poi applicare le nuove patch. Spero di aver fatto chiarezza).

In ogni caso, alla fine del processo di installazione della patch, per avere la certezza che tutto sia andato per il meglio, fare tap sul pulsante [i] e scegliere ‘Memory Info’: se il numero di patch visualizzato è 71J059 (o 73J186 o 74J185, a seconda del dispositivo), allora è tutto OK. Se è (ancora) 710031 o 717260 o 717006, vuol dire che non è stato effettuato qualche passaggio del processo di installazione.

Ribadisco: il bug riguarda la versione 2.x del Newton OS. Se avete un Original MessagePad (OMP) o un MessagePad 100, 110, o 120, non dovrete fare nulla. Questi modelli usano la versione 1.x di Newton OS, che non presenta il bug del 2010.

Aggiungo, per concludere, che se volete fare le cose con calma e guadagnare tempo, potete nel frattempo impostare una data anteriore nell’orologio/calendario di sistema, ed effettuare l’aggiornamento più avanti. L’importante è che il Newton non segni una data successiva al 5 gennaio 2010. Consiglio comunque di applicare la patch quanto prima.

Regalare applicazioni per iPhone

Mele e appunti

A meno che non siano apparse novità ultimamente, e che mi siano sfuggite, il consiglio è: non fatelo. La mia piccola storia di inghippi e scocciature è presto raccontata. Mia moglie è appassionata del gioco dei Sims, fin da quando uscì la prima versione per PC. Quando finalmente il gioco venne prodotto in versione ‘mobile’ per iPhone e iPod touch, volendo farle una piccola sorpresa, lo acquistai con il mio account iTunes Store e lo installai sul suo iPod touch. L’operazione andò in porto senza problemi, ma presto ci siamo resi conto che dietro le quinte si è innescata una situazione un filo seccante. Quando Carmen ha voluto acquistare un’altra applicazione per sé, e ha aperto iTunes sul suo portatile, iTunes ha chiesto al mio account di autorizzare il PC di Carmen. Strano, ho pensato, mi sembrava di averlo già autorizzato. Ho inserito la password del mio account, iTunes si è collegato allo Store, e subito dopo ha visualizzato un altro avviso dicendo che il PC era già autorizzato. Boh.

A quel punto, però, Carmen si trovava nell’iTunes Store autenticata con il mio account. Per effettuare il suo acquisto ha dovuto effettuare il logout dal mio account e il login nel suo. A quel punto è ricomparso l’avviso precedente: questo computer non è autorizzato, bla bla bla. Carmen ha inserito nuovamente la sua password e quando iTunes si è ricollegato allo Store è ricomparso l’avviso che diceva che il computer era già autorizzato. Ri-boh.

Carmen ha comprato quel che voleva comprare, e per quel giorno la storia è finita lì.

Poi è uscito il primo aggiornamento di The Sims. Per comodità (!) abbiamo deciso di farlo dal suo PC. Stessa identica tiritera:

  1. “Questo computer non è autorizzato!”
  2. Login nel mio account.
  3. “Questo computer è già stato autorizzato”
  4. Scaricamento dell’aggiornamento.
  5. Sincronizzazione di iPod.
  6. “Questo computer non è autorizzato!”
  7. Logout dal mio account.
  8. Login nell’account di Carmen.
  9. “Questo computer è già stato autorizzato”
  10. (Bestemmie in italiano e spagnolo)

Al che abbiamo deciso che gli aggiornamenti successivi di The Sims verranno effettuati dal mio Mac collegando lo iPod touch di Carmen. Poi sono usciti degli aggiornamenti di altre applicazioni che Carmen aveva acquistato con il suo account. Per poterli scaricare e installare dal suo PC indovinate che cosa abbiamo dovuto fare? Esattamente.

Ora, forse a me è sfuggito qualcosa, ed è un po’ che non compro applicazioni per iPhone usando iTunes sul Mac. Gli ultimi sei o sette acquisti sono stati effettuati direttamente dal mio iPhone. Ma mi chiedo: visto che è possibile regalare musica andando alla pagina di un certo album e facendo clic sul link “Regala Album”, perché non fare lo stesso con le applicazioni per la piattaforma touch? Un amico ha suggerito: la prossima volta regalale una tessera d’acquisto. Ma non credo sia possibile comprare nell’App Store nemmeno così in quanto anche quelle tessere (se non erro) dovrebbero funzionare solo per acquisti nell’iTunes Store.

Di tutta la vicenda, oltre a rimanere un po’ allibito per la stupida macchinosità del processo visto sopra, continuo a chiedermi perché ogni volta iTunes si ‘dimentichi’ che il PC portatile di Carmen è uno dei 5 computer autorizzati sotto il mio Apple ID, e anche sotto l’Apple ID di Carmen. Ogni maledetta volta che Carmen vuole aggiornare applicazioni che lei ha acquistato, occorre effettuare il doppio login e riconfermare l’autorizzazione del PC sotto entrambi gli account, anche se è soltanto The Sims a essere stato comprato con il mio account.

Questo Natale regalerò musica. È meglio.

Volumizer

Mele e appunti

Come spesso succede, soprattutto nel percorso ipertestuale del Web, cercando una cosa ne troviamo un’altra. Così sono capitato sul sito Splook di Gregory Weston. Questo sviluppatore ha messo insieme una serie interessante di piccole utilità che, a seconda dei gusti e delle abitudini, possono fare quel passetto in più per facilitarci la vita. Fra queste ho scelto di fare una breve menzione per Volumizer.

Questo semplice programma (donationware) può essere d’aiuto a chi è abituato a tenere aperte svariate applicazioni, tutte con la finestra principale costantemente massimizzata in modo da sfruttare l’intero schermo, e vuole avere rapido accesso ai dischi montati sulla scrivania senza passare al Finder e senza nemmeno ricorrere a Exposé per mostrare la scrivania e le varie icone.

Il software consiste di un pannello delle preferenze che si installa con un banale doppio clic. Le opzioni offerte sono due, si può scegliere l’una o l’altra oppure entrambe:

  • Display Volumes in Dock — mostra i volumi nel Dock, come se fossero applicazioni aperte. Facendo un clic sull’icona di un disco, si aprirà la finestra del Finder con la directory radice del disco. In più nel menu contestuale dell’icona nel Dock vi è anche la voce Eject, che permette appunto di espellere l’unità direttamente dal Dock.
  • Display Volumes Menu — fa apparire un menu extra nella barra dei menu. I vari dischi montati e attivi appariranno come voci di quel menu, e anche in questo caso per accedere direttamente al loro contenuto basterà un clic. Passando il puntatore del mouse sui singoli volumi nel menu farà apparire un’etichetta che visualizzerà il percorso di quel volume. 

Il programma, per stessa ammissione dell’autore, è un progetto nato e realizzato rapidamente, per venire incontro a un’esigenza manifestata da alcuni utenti su un forum. Non aspettiamoci quindi mirabolanti funzionalità (io stesso, per esempio, avevo istintivamente tenuto premuto il puntatore sull’icona di un disco esterno nel Dock, aspettandomi di vedere apparire i contenuti come menu contestuale, con la possibilità di navigare in cartelle e sottocartelle direttamente da lì, ma questa funzione semplicemente non c’è). È comunque una soluzione senza pretese ed efficace per accedere in fretta a un disco senza abbandonare l’area di lavoro sulla quale ci si sta concentrando.

Data la semplicità di questo software, i requisiti di sistema sono davvero minimi: da Mac OS X 10.2 in su. È Universal Binary, e non noto problemi sotto Snow Leopard, anche se preciso che Volumizer è a 32 bit, quindi quando si fa clic sulla sua icona in Preferenze di Sistema apparirà l’avviso che Preferenze di Sistema si dovrà riavviare in 32 bit.

Consiglio di fare un giretto sul sito di Weston e di dare un’occhiata anche alle sue altre utility, molte gratuite oppure shareware a prezzi contenuti. Chissà che non troviate qualcosa che fa al caso vostro.

The Silence Variations

Et Cetera

The Silence Variations

They must have thought there was no one while
they could have found me here in the garden
smoking a cigar — enjoying some peace
and its taste of tobacco
and tube radios

They must have thought there was no one while
silence was fuming from the air vents
and the mildew in the cellar choking me
during my search for papers
old boots and petrol

The house’s emptiness was their host but
they could have found me here in the garden
in a cloudy day
sitting at the chessboard where we were fighting
the wars of nothing

I heard they were looking for me — well
they could have found me here in the garden
collecting resin and acrimony
in a liquid contact with nature
and the girl’s breathing

I certainly accepted the invitation of a dear person
who criticises platitudes and so here I am
smoking a cigar — enjoying some peace
while the city traffic noises
are being tamed by the double glazing

How not to swallow the month of November
in its charcoal tree-lined avenues and in a café
smoking a cigar — enjoying some peace
chatting about some future projects
empty beer mugs on the table

At 3:44 in the morning towards the end
of a Polish auteur film on the third channel
in the chloroformic silence of a kitchen full of smokers
and its taste of tobacco
the night stays out like a short documentary

Only the train’s aching joints
under the weight of the sardine-commuters
the only noises in a crowded calm
and its taste of tobacco
while the cold is dripping from the overcoats

I’ll show you the Memories Archive
wrinkled papers — some battered notebooks
remembrances mixed with rotten pictures
then become ideas for novels
and tube radios

A removal of file cabinets drawers
desks dressers beds table lamps
studded suitcases safe-conducts type-
writer coffeepot lonely stillness
and tube radios

(1994 | 2009)